Archivio del Tag 'università'

Rischi e meriti

  • Come assumere gli insegnati migliori - Corriere della Sera del 16.06.08 di F.Giavazzi (qui)
  • La scuola privata in Italia - da Lavoce.info di D.Cecchi e T.Jappelli (qui)
  • Università, rischi e oppurtunità di Emilio Barucci (qui)
  • Come migliorare le università di Luigi Zingales del 20.05.06 (qui)
  • Concorsi: un inutile pasticcio di Roberto Perrotti del 21.06.05 (qui)
  • Concorsi: reclutare i migliori di Pietro Reichlin e Filippo Taddei (qui)
  • Concorsi: procedure di assunzioni libere da Il Riformista del 04.12.06 (qui)
  • L’istruzione migliore se è conveniente di Gustavo Piga del 16.11.06 (qui)
  • Università: i contestatori ed il merito di Roberto Perrotti del 27.10.05 (qui)
  • La ricerca punita dagli sprechi di Roberto Perrotti del 12.10.05 (qui)
  • Ministro, pensi agli studenti di Gustavo Piga del 25.10.06 (qui)
  • Università: tagliare con il passato di R. Perrotti e L. Guisso del 16.05.06 (qui)
  • L’università povera di qualità di Roberto Perrotti del 30.11.06 (qui)
  • L’università degli ipocriti di Roberto Perrotti del 30.11.06 (qui)
  • L’università dei figli di papà di Luigi Zingales del 02.07.06 (qui)
  • L’università allo stremo di Luigi Guiso del 07.06.06 (qui)
  • Scuola e università di Daniele Cecchi del 20.01.05 (qui)
  • Cinque impegni per cento giorni di Francesco Giavazzi del 26.11.05 (qui)
  • L’assentesimo è contro i più deboli di Andrea Ichino del 22.02.2008 (qui)
  • Contro l’assentesimo ci vuole coraggio di Gustavo Piga del 06.10.2006 (qui)
  • Rischi e Merito di Linda Lanzillotta del 19.10.06 (qui)
  • Rischi e merito - sondaggio - di Nicola Rossi (qui)
  • Merito e corporazioni di Roberto Perrotti del 29.09.05 (qui)
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Liberalizzazioni e competitività

  • Il liberismo è la speranza di Francesco Giavazzi del 30.05.08 (qui)
  • Indice delle liberalizzazioni - da L’Istituto Bruno Leoni (qui)
  • Concorrenza e protezione da una ricerca del centro studio DEMOS (qui)
  • L’isolamento delle Università Italiane - dalla Fondazione R. Debenedetti (qui)
  • L’abolizione del valore legale della laurea (qui)
  • L’abolizione del valore legale della laurea - da Il Foglio del 30.05.2006 (qui)
  • L’abolizione del valore legale della laurea - da il Sole24 ore del 25.05.2006 (qui)
  • L’abolizione del valore legale della laurea - da www.pietropaganini.it (qui)
  • Liberalizzare per essere efficienti -Di Francesco Giavazzi del 27.01.2006 (qui)
  • Colpo alle Lobby - di Francesco Giavazzi del 01.07.2006 (qui)
  • Il vecchio che torna - di Francesco Giavazzi del 12.04.2007 (qui)
  • Chi è più di sinistra - di Francesco Giavazzi del 15.01.2007 (qui)
  • La politica non capisce del mercato - di Guido Tabellini del 08.04.2007 (qui)
  • Il cittadino controllore - di Pietro Ichino del 31.03.2007 (qui)
  • La brutta compagnia delle corporazioni - di Roberto Perrotti 02.02.2005 (qui)
  • Liberiamo il mercato - di Roberto Perrotti 28.05.2006 (qui)
  • Non ti curar delle lobby- di Roberto Perrotti 04.07.2006 (qui)
  • Senza Passaporto - di Antonio Polito del 12.04.2007 (qui)
  • Liberalizzare la politica - di Nicola Rossi del 29.01.2007 (qui)
  • Quale italianetà da difendere -Interv a E.Morando del 06.04.2007 (qui)
  • Uguali perchè mobili - dal sito:www.lavoce.info (qui)
  • I regali di Veltroni - di Andrea Boitani del 14.05.2007 (qui)
  • Storia del liberalismo e della libertà occidentale - da Istituto Bruno Leoni (qui)
  • Cosa impedisce ai lavoratori di scegliere l’imprenditore - relaz di Pietro ichino (qui)
  • Libertà e responsabilità -di Nicola Pansini (qui)
  • Il potere responsabile di Pietro Ostellino del 10.05.07 (qui)
  • Senza concorrenza l’università muore - di Franco Debenedetti del 28.01.99 (qui)
  • Univrsità e ricerca in concorrenza - di Luigi Pagnetto del 24.10.06 (qui)
  • Più concorrenza nell’università - da il SOLE24 ore del 23.03.06 (qui)
  • Università pubblica o concorrenza o morte - di Riccardo Viale del 28.02.02 (qui)
  • La concorrenza è l’anima della ricerca - di Luca e Francesco Cavalli Sforza del 01.08.01 (qui)
  • Professioni, Italia penultima in Europa -di Enrico Bivio del 06.08.06 (qui)
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La porcata di fine legislatura

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In un paese “normale” se qualcosa deve essere fatta entro una certa scadenza è perchè quella data di scadenza è ritenuta essenziale e confrome con principi di sana amministrazione. Tutto questo ripeto, in un paese “normale“.

Naturalmente, in Italia tutto questo non accade e chiunque può far conto sulla possibilità di proroga dei termini perentori facendo affidamento sulla propria lobby di riferimento.

L’odioso decreto milleproroghe (leggi) che sta alzando la spesa pubblica con il consueto beneplacito dei due schieramenti, è prova evidente di ciò che accade, e che sciaguratamente è già stato convertito in legge (leggi).

Tra i numerosi articoli del decreto, ve ne evidenzio uno in particolare - sarà per una mia idosincrasia - che mette in evidenza il folle meccanismo dei concorsi universitari che consente di creare posti di idoneità per ogni concorso di ordinario, associato, etc.. Vi segnalo l’articolo del Sole24 ore dove spiega minuziosamente la porcata perpretata (leggi).

Tutto questo, non sembra essere una notizia, nè per i benpensati intellettuali di sinistra, troppo occupati a segnalare le leggi ad personam - degli altri naturalmente - , e nè tantomeno per la classe dirigente sindacale invasa a coalizzarsi efficacemente per allargare allegramente i cordoni della borsa, in cambio di immediati particolari consensi tra i suoi iscritti.

Vi suggerisco la meritoria iniziativa de La Voce.info (Leggi l’introduzione della redazione) la quale, tramite un suo abituale editor (Articolo di Tito Boeri), cerca di effettuare la solita “vigilanza rivoluzionaria”, e che purtroppo, non saranno riprese da nessun organo di informazione; non, almeno, con quella ampia risonanza e clamore che meriterebbero.

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Il mercato non va all’Università

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da www.lavoce.info

Il 3 maggio, il ministro dell’Università e della ricerca, Fabio Mussi, ha presentato la sua proposta di regolamento per il reclutamento dei ricercatori.

Il nuovo processo consiste di due fasi. Nella prima, una commissione di sette revisori esterni (cinque italiani e due stranieri), effettua una scrematura dei candidati, sulla base delle “pubblicazioni scientifiche, o altre tipologie di prodotti scientifici”. Nella seconda fase, una commissione interna all’ateneo che ha bandito il concorso valuta:

a) i curricula scientifici e didattici;

b) le lettere di referenza sottoscritte da esperti esterni all’ateneo;

c) i giudizi espressi dai revisori esterni;

d) una prova seminariale pubblica;

e) i “pareri valutativi” espressi da “strutture didattiche e scientifiche dell’università ” dove il concorso è stato bandito.


La proposta Mussi rivela alcuni elementi di indubbia novità, che si richiamano al sistema anglosassone: dalle lettere di presentazione alla prova seminariale. Tuttavia, non pare destinata a incidere efficacemente sulla realtà universitaria italiana.
Ci soffermiamo su alcuni aspetti, espressione dell’errore di adottare solo alcune caratteristiche di altri sistemi, senza coglierne lo spirito complessivo. Più in generale, la riforma tradisce una profonda, ideologica diffidenza verso un meccanismo genuinamente di mercato, la sua capacità di autoregolarsi e correggersi, e il nesso inscindibile tra autonomia, potere e responsabilità.

Mercato, centralizzazione e affinità elettive

L’intervento di una commissione centrale, anche se consentisse una classifica “assoluta” dei ricercatori, non sarebbe comunque in grado di cogliere un aspetto cruciale: solo una valutazione decentralizzata da parte delle singole università consente di scoprire le affinità dei candidati con ogni particolare dipartimento. Nel mercato del lavoro, e in particolare in quello accademico, il “matching” di un ricercatore con un dato dipartimento è spesso tanto importante quanto la qualità assoluta del candidato secondo qualche parametro. Il costo di una cattiva allocazione dei professori nelle università può essere molto elevato in termini di minore motivazione e creatività nell’insegnamento e nella ricerca. Negli Stati Uniti, per esempio, vi sono università e dipartimenti che si specializzano nella ricerca, e altri che si specializzano nell’insegnamento, attribuendo quindi peso diverso alle diverse abilità di un candidato. Ogni università, o meglio ogni singolo dipartimento, dovrebbe avere il potere di scegliere il candidato più adatto alle sue caratteristiche e alla posizione che si apre.

Perché un limite al numero di domande?

La proposta Mussi impone un numero massimo di università a cui un candidato può fare domanda, per una data “tornata” di concorsi. I modelli accademici di maggior successo non hanno questi limiti. Anzi, potersi proporre in più dipartimenti svolge un importante ruolo nel buon funzionamento del mercato accademico. Visitandone un certo numero, un giovane ricercatore ha l’opportunità di farsi conoscere da più colleghi. E viceversa. Così, una volta stabilitosi in un ateneo, il ricercatore potrà promuovere, ad esempio, collaborazioni tra il “suo” dipartimento e le altre scuole da lui visitate.

Raccomandazioni e spintarelle

I candidati dovranno accompagnare la loro domanda con almeno tre lettere di presentazione: la disposizione è stata criticata in quanto renderebbe in qualche modo ufficiale la pratica della “spintarella”. Il ministro Mussi ha difeso l’innovazione affermando che le lettere di referenza sono “la prassi” in altri paesi. Il ministro sembra però trascurare perché questa prassi è usata e ha grande peso in altri paesi. Se un professore raccomanda uno studioso di scarsa qualità, ne subirà lui stesso le conseguenze: ad esempio, successivi candidati sponsorizzati dal referente (suoi studenti o collaboratori più giovani) non verranno presi seriamente. Il referente perderà parte del suo prestigio – avrà più difficoltà a pubblicare i suoi scritti, a essere invitato a conferenze, e così via. Inoltre, le lettere di referenza non possono essere lette dal candidato e vengono inviate separatamente dal resto del materiale per la domanda. Questo conferisce al referente la libertà di essere del tutto onesto sulle qualità del candidato.
Responsabilità e segretezza sono necessarie affinché le lettere siano non solo credibili, ma anche uno dei criteri più importanti per valutare un candidato, come avviene in particolare negli Stati Uniti. Senza responsabilità del referente le lettere sono prive di qualsiasi valore informativo. Senza queste condizioni l’introduzione delle lettere è del tutto inutile.

Il mercato non è (necessariamente) la giungla

Il limite di fondo nell’impianto della riforma, confermato anche da numerosi interventi del ministro Mussi, è la diffidenza aprioristica verso il mercato, visto come una giungla senza regole dominata dal “più forte”. Ma è davvero così che opera il mercato accademico?
Negli Stati Uniti come in Canada e in diversi paesi europei, quando un dipartimento ha una posizione da offrire, la pubblicizza tramite annunci sulle riviste specializzate o su appositi siti internet. I ricercatori interessati inviano il loro curriculum, le loro pubblicazioni e chiedono ai loro professori di scrivere le lettere di referenza. Se il dipartimento è interessato, invita il candidato, lo intervista, e gli/le fa presentare un proprio lavoro di fronte a una platea di altri professori e studenti. Dopo aver ascoltato tutti i candidati, il dipartimento decide se avanzare un’offerta. L’offerta (posizione, salario, condizioni di lavoro) è individuale e può variare da persona a persona, a seconda, ad esempio, di quante altre offerte un certo candidato ha ricevuto – un indicatore, oltretutto, della buona qualità del ricercatore, grazie alla molteplicità di valutazioni.
La procedura è pressoché la stessa per qualsiasi disciplina, dall’economia alla biologia, dalle scienze politiche alla fisica. I criteri di valutazione sono accettati e standardizzati: rigore scientifico, riconoscimenti nella comunità scientifica internazionale, abilità di insegnamento. Ci sono poi altre regole a cui le università si attengono, in questo caso differenziate in genere per disciplina. Ad esempio, il mercato si apre solo in alcuni mesi: da gennaio a marzo-aprile per gli economisti, e da ottobre a gennaio per i politologi. Oppure, esistono conferenze come la American Economic Association all’inizio di gennaio, o la Academy of Management in agosto, in cui domanda e offerta si incontrano in un unico luogo fisico, dove si concentrano le interviste e poi le offerte. Ogni candidato viene valutato da più dipartimenti. E la presenza di criteri oggettivi e accettati rende le valutazioni, anche se in parte contrastanti, compatibili e confrontabili, offrendo così un quadro relativamente accurato della qualità di ogni candidato.
La comunità scientifica si è quindi dotata di istituzioni e regole, più o meno formalizzate, che dirigono il mercato dei ricercatori e professori, senza bisogno di interventi esterni. Un processo ben diverso dalla visione naif del mercato secondo Mussi.
Pur con le inevitabili imperfezioni, un sistema basato sul mercato ottempera a diverse funzioni senza interventi regolatori, se non quelli stabiliti internamente dalla comunità scientifica stessa: valutazione dei ricercatori, multipla ma su basi comuni; incentivi alla ricerca di qualità; premi e incentivi ai ricercatori più meritevoli; abbinamento di ricercatori e dipartimenti a seconda delle specifiche caratteristiche degli uni e degli altri. E, ovviamente, fondi per la ricerca che dipendono dalla produttività scientifica dei dipartimenti.
Perché in Italia si continua invece ad andare avanti a colpi di ulteriori leggi, comitati, commissioni centralizzate? Forse, come indica Vito Tanzi
in un recente intervento su lavoce.info, ciò si deve a ignoranza dei principi dell’economia e dei meccanismi di base che governano le organizzazioni umane. Oppure, più semplicemente, ci si arrende di fronte alle resistenze degli interessi costituiti e ci si accontenta di riforme di facciata, che fanno contenti gli elettori distratti, ma che di fatto poco incidono sullo status quo?


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