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Emily e la lista delle donne

di Guido FUSCO da Le nuove ragioni del socialismo di giugno 2004

Caro direttore,

sull’ultimo numero de Le nuove ragioni del socialismo Franca Chiaromonte interviene a proposito della scelta dell’associazione Emily di presentare una lisra di sole donne alle elezioni provinciali napoletane.

All’inizio del suo intervento, Chiaromonte muove due obiezioni a chi è contro alla lista: una di natura prettamente politica, giustificando la nascita di una nuova lista in nome di una questione politica e non <<di rapporti personali>> . L’altra è rivolta alle donne del suo stesso partito che, pur portando avanti una battaglia per la riforma dell’art.51 della costituzione e per la quota del 50% delle donne alle elezioni europee, hanno mosso critiche e attacchi alla nuova formazione.

Certo posso trovarmi in accordo con la sua prima obiezione, ma in merito alle quote riservate provo ancora dei profondi dubbi. Rimane però ineluttabile il fatto che non è certamente onesto, come dice la stessa Chiaromonte, far <<piovere parole pesanti come pietre>> prima che si inizi una discussione sui meriti della proposta di Emily.

Ed ecco che si entra nel merito. La proposta mette in evidenza la cosidetta “antipolitica” dove il berlusconnismo ha fatto casa propria. Ed è proprio quell’antipolitica <> il merito della proposta di Emily. Inoltre, continua la Chiaromonte, nel nostro paese dimora una <<insofferenza>> della società nei confronti della politica, la quale risulta essere sempre <<ostile ai cambiamenti che avvengono nella società, nelle famiglie, nei rapporti tra le persone e tra queste lo stato>>

Certoposso trovarmi d’accordo sul fatto che in Italia esiste una “certa” politica refrattaria ai cambiamenti, ma non capisco come questa situazione possa giustificare << l’assenza delle donne dalla vita delle istituzioni e, soprattutto dai partiti>>

Ma allora mi chiedo: se l’intendo delle donne di Emily è vedere la società attraverso quel cannocchiale tanto caro a noi riformisti, perchè mai assecondare una nuova formazione, se una nuova nascita già è avvenuta? Non sarà meglio far diventare adulto tutti insieme il nuovo nascituto?

Allora io continuo a sostenere che se “la crescente influenza delle donne è l’unica cosa rassciurante in politica”, non riduciamo il tutto alla riserva delle donne-foche monache

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Basse quote

di Guido Fusco da Il Riformista di febbraio 2004

Caro direttore,

anche nella neonata lista riformista si sente parlare di percentuali destinate alle donne in competizioni elettorali e congressuali. Si è ormai constatato che le quote-panda potrebbero non risolvere il problema nel lungo termine, ma costituire solo un rimedio immediato.
In Danimarca, dove le quote erano state fissate negli anni ’80 al 40 per cento,la presenza femminile era effettivamente aumentatain proporzione, ma quando le quote sono state rimosse, nel 1996, la percentuale è crollata.(…) Acquistare seggi e poltrone ex lege significa ottenerli senza dovervi impiegare energie, senza dedicarvi tempo e denaro, risorse fisiche e psicologiche, senza correre rischi. L’espediente delle quote fissate per legge serve appunto ad azzerare il protagonismo politico delle donne e a inserirle nell’organizzazione in posizione subordinata.Se si accetta di ridurr la differenza sessuale a un calcolo matematico, si indebolisce la possibilità di mantenere aperto un conflitto che è politico.

Se è vero il pensiero di Oscar Wilde che «la crescente influenza delle donne è l’unica cosa rassicurante nella nostra vitapolitica», non riduciamo tutto alla riserva della foca monaca.

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