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Risposte e silenzi delle provincia di Napoli

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Pubblicato sul sito Leftwing
di Roberto Defez e Guido Fusco

Qualche giorno fa abbiamo pungolato l’amministrazione della provincia di Napoli, da sempre governata dai Verdi, sulla raccolta differenziata dei rifiuti in Campania. Dall’ufficio stampa della provincia riceviamo un elenco analitico delle spese sostenute in questo campo. Ebbene, avevamo detto che la provincia di Napoli ha speso, nel solo 2007, 150.000 euro. Ci eravamo sbagliati, sono 217.000, con somme variabili tra comune e comune -scarica (qui) l’elenco analitico, inclusivo delle spese stanziate anche per altre annualità-. Va detto che sono i comuni e le regioni che si devono occupare di rifiuti, quindi ogni euro speso dalla provincia è un euro in più rispetto a quanto dovuto.

Ma non basta. Nel 2007, l’unica annualità che abbiamo analizzato, ci sono ancora due milioni di euro spesi per la raccolta differenziata. In questo caso si tratta di fondi POR, ossia fondi regionali, che non potevano essere spesi per altri scopi. Ma come certifica l’ufficio stampa della provincia di Napoli, questo è stato fatto. Ed ecco come sono stati spesi i fondi: redazione di Linee Guida programmatiche (€ 240.000); potenziamento dell’Osservatorio provinciale dei rifiuti (fornitura di attrezzature informatiche: € 360.000; realizzazione sito web: € 48.000; consulenza specialistica: € 48.000); personale dipendente per attività non ordinaria (€ 153.000); fornitura di macchinari e attrezzature per la sperimentazione di sistemi di raccolta differenziata (€ 660.000); campagna di sensibilizzazione (€ 336.000); organizzazione e/o partecipazione a seminari e convegni (€ 120.000); pubblicazione bandi (€ 35.000). Totale fondi POR: € 2.000.000.

Salutiamo con piacere il fatto che nell’assestamento di bilancio del 2007, ma a valere solo dal 2008, sia stato possibile grattare ancora 1.233.000 euro. Anche qui si tratta di fondi non dovuti, ma decisi autonomamente dalla provincia, il che dimostra come il problema sia sentito. Va detto, però, che si parte quasi da zero. Sulla piantina del sito web della provincia di Napoli, al link “Sistema informativo sui rifiuti”, la stragrande maggioranza dei comuni ha un inquietante colore grigio, che significa raccolta differenziata minore del 10%. Quindi c’è davvero da rimboccarsi le maniche. Anzi, visto che abbiamo trovato un’amministrazione così sensibile al tema, vorremmo avanzare un invito: perché, prima che si decidano le spese da sostenere per l’anno, non stanziare l’1 per cento del bilancio annuale della provincia di Napoli in raccolta differenziata? Sappiamo che ora la quota per il 2007 è dello 0,4% (2.217.000 su circa mezzo miliardo di euro del bilancio annuale) e che quindi significherebbe aumentare di 2,5 volte la spesa del 2007, ma forse è davvero venuto il momento di fare uno sforzo eccezionale. Notiamo tra l’altro che dall’ufficio stampa della provincia non ci è arrivata smentita all’altra cifra che avevamo paragonato a quella della raccolta differenziata: i 7,5 milioni di euro (l’1,5% del bilancio annuale) investito in manifestazioni culturali. Non si potrebbe forse raschiare un po’ anche da quel capitolo di spesa?

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Evergreen campano

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Chissà cosa hanno pensato i verdi del sole che ride, che per difendere l’operato del ministro dell’ambiente, messo sotto accusa per il grave scandalo dei rifiuti in Campania e per i danni irreversibili subiti dall’ambiente, hanno comprato intere pagine di quotidiani. Forse, con i soldi spesi per questo annuncio avrebbero potuto contribuire a far smaltire un poco di sacchetti che invadono strade e piazze di Napoli e di buona parte della Campania. Ricordo ancora, che, da tempo immemore, il <<potere verde>> a Napoli; ricopre la cariche sia di Presidente della Giunta della Provincia di Napoli che, notoriamente, ha notevoli competenze in materia ambientale, sia di assessore all’ambiente del capoluogo partenopeo.

L’articolo la sagra dei rifiuti, scritto insieme a Roberto Defez e pubblicato su Leftwing.it, è stato ripreso dal Mattino del 16.01.08

Scarica l’articolo del Mattino (qui)

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La sagra dei rifiuti

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pubblicato sul sito Leftwing.it

di Roberto Defez e Guido Fusco

Il nostro Governo si è finalmente svegliato ed ha deciso che la Campania ha bisogno di tre termovalorizzatori e di un numero imprecisato di discariche. Sarebbe serio che una volta esaurita la fase acuta dell’emergenza, alcuni nodi strutturali venissero al pettine per essere d’esempio ai politici ed amministratori campani che credono che la gestione della cosa pubblica significhi visibilità, impatto mediatico, feste di paese e mandolini. In questi giorni sono finiti sulla graticola mediatica la coppia di ferro Bassolino-Iervolino ed il Ministro Pecoraro. Grande assente dalla gogna mediatica il presidente della Provincia di Napoli Dino Di Palma. Strana assenza questa, dato che la presidenza della Provincia di Napoli è per dogma feudo esclusivo dei Verdi in Campania. Qualcuno potrebbe forse finalmente mettere il naso nei bilanci della Provincia che stranamente non sono disponibili sul sito web per vedere quanto è stato investito da Di Palma in sagre paesane ed onorari ad artisti più o meno famosi e quanto invece nella promozione della raccolta differenziata dei rifiuti. Si perché la raccolta differenziata dei rifiuti, secondo i Verdi, è l’unica opzione perseguibile per risolvere il problema dei rifiuti ed i termovalorizzatori servono solo a disseminare morte e veleni.

Vi facciamo questa domanda: avendo 8 milioni di euro da spendere come li hanno divisi tra le manifestazioni canore e la raccolta differenziata?

La soluzione ve la daremo tra poco.

I Verdi italici hanno inanellato una serie di successi in questi anni e forse è il caso di metterli in fila per averne una visione d’insieme.

  • Hanno gettato a mare una intera generazione di fisici ed ingegneri nucleari e la cultura tecnologica delle uniche centrali elettriche che non emettono anidride carbonica, per poi andare ad importare energia elettrica da centrali nucleari poste ai nostri confini, e generalmente sopravento, in modo da averne tutti i danni possibili, nessun vantaggio, oltre a pagare l’energia molto più dei nostri competitori europei.

  • Hanno chiuso la ricerca nelle biotecnologie agricole distruggendo una generazione di scienziati, frustrando una classe di studenti di biotecnologia ed esponendo il nostro Paese alle bizzarrie dei prezzi delle derrate alimentari mondiali che stanno causando le attuali impennate dei costi dei prodotti alimentari. Quello che vediamo in questi mesi è solo un prologo di quello che ci attende. Il prossimo 25 gennaio la società di analisi economiche Nomisma (fondata da Prodi) esporrà il suo ultimo rapporto sul futuro della soia e del mais nel mondo decretando che:

    - non è possibile immaginare di avere filiere alimentari senza soia e mais da OGM che già da 10 anni servono, come mangimi, a fare prodotti DOP ed IGP come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele, etc;

    - L’ Italia produceva nel 2001 il 98% del mais di cui aveva bisogno e nel 2006 solo l’86%, intanto il prezzo del mais è raddoppiato e quello del grano duro triplicato (l’Italia è il primo importatore al mondo di grano duro!);

    - Se non smettiamo di perseguire questo sogno dell’OGM-free oltre a perdere la coltivazione del mais (la soia è già persa) non si faranno in Europa nemmeno più le carni di manzo e maiale con danni economici stimabili dell’ordine di varie decine di miliardi di euro.

  • Hanno cercando di imporre un’alimentazione derivante dalla sola agricoltura biologica come se ci avessero raddoppiato gli stipendi e come se agricoltura biologica fosse sinonimo di sicurezza alimentare. Per chi ancora non se ne fosse reso conto, in gran parte i fertilizzanti usati in agricoltura biologica sono le famose farine animali bandite anni fa come mangimi zootecnici (visita il seguente link) . Una simile dittatura alimentare fa perlomeno strage non solo del buon senso e del portafoglio, ma anche del diritto dei consumatori vegetariani a non volere alimentarsi con insalatine cresciute in un sorta di camposanto.

  • Sia nel caso dei termovalorizzatori che nel caso delle coltivazioni da OGM l’argomento usato dai Verdi è lo stesso: non si possono fare perché nei pressi si trova un’area ecologica, un parco naturale, una zona di produzione tipica di un alimento. L’occupazione del territorio da parte dei Verdi è un aspetto che ci dovrebbe preoccupare tutti perché è l’anticamera per andare a dettare legge a decine di chilometri di distanza su ogni possibile attività umana. Chi ha avuto modo di leggere la nuova bozza di legge sull’agricoltura biologica vi può scoprire che alla voce Aree Verdi Pubbliche la legge recita: “Devono essere coltivate con metodi biologici”, in evidente dispregio delle prerogative regionali, comunali e circoscizionali. Ma sopratutto viene istituito il “distretto produttivo biologico” che ha una superfice limitata, ma estende a dismisura i suoi effetti sulle aree circostanti subordinando di fatto qualunque altra attività.

Serve un’attenta vigilanza per evitare che forze politiche irresponsabili, che hanno già portato la Campania allo stato in cui si trova, estendano ora il loro raggio d’azione all’intero territorio nazionale. Gli entusiasmi filo-ambientalisti di Walter Veltroni e la firma che ha accordato al documento di Mario Capanna contro gli ogm mostrano la fragilità della dirigenza nazionale del Pd, ma se la guida non è salda e capace di guardare lontano non sarà solo la Spagna a tallonarci come Pil individuale. E i rischi per la tenuta del paese si faranno sempre più gravi.

PS: I numeri cui accennavamo nell’indovinello iniziale sono:150.000€ per la promozione della raccolta differenziata, cifra da dividere per i 91 comuni della Provincia tranne Napoli e 7,5 milioni di € per le sagre paesane, concerti e feste di piazza: chi semina vento raccoglie tempesta.

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