Archivio del Tag 'partito democratico'

Identità e appartenenza

di Ugo Della Corte

Il dibattito di questi giorni intorno alla composizione degli organismi regionali e provinciali del PD è caratterizzato da grande vivacità di temi e di riflessioni.

Ci si interroga, ed a ragione, sulla necessità di meccanismi che garantiscano nelle giuste percentuali all’interno degli organismi dirigenti presenze e storie che in considerazione della loro “anzianità” vanno preservate e garantite.

Si attesta cioè una condizione negandola, un poco come si fa per i nani che il politically correct impone di definire come soggetti verticalmente svantaggiati.

Un soggetto politico assolutamente nuovo conferisce responsabilità e ruoli non su un progetto originale e convincente ma per vecchie appartenenze e forse un po’ datate specificità.

Pure questo è un compito a cui nessuno può pensare di sottrarsi ed in questo spirito intendiamo dare il nostro contributo.

Nella foto allegata compare un Compagno/a non bene identificato ma certamente meritevole per storia ed appartenenza di assumere una qualche responsabilità nel costituendo partito, invitiamo tutti quelli che potessero in maniera certa identificarlo di mettersi in contatto subito con le personalità preposte alla composizione dei nuovi organismi.

Saremo lieti di avere conto delle Vostre identificazioni , quindi se volete inviatele a: udellacorte@libero.it

 

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Categoria: costume & società, politica Non ci sono commenti

Una missione per il Partito Democratico

I nomi , anzi i cognomi sono, se ci si ferma un attimo a pensare, sempre gli stessi. Il primario del reparto ospedaliero padre e figlio; il giornalista figlio di …. altro stimato e bravo, televisivo o carta stampata non fa differenza, giornalista. Non inoltriamoci poi fra notai e avvocati, generazioni che si susseguono. Anche gli altri ordini professionali non scherzano, ma sono meno esposti al grande pubblico, si fanno notare di meno. Non è detto che i figli siano meno bravi dei padri, anzi a volte è vero proprio il contrario. Ma siamo certi che per quel ruolo il figlio di … sia il migliore, la persona giusta, non è che in qualche periferia qualsiasi ci sia qualcuno più bravo del figlio di uno che è già arrivato? come si dice in gergo! Se ci aggiungiamo coniugi e parenti acquisiti, ai posti che contano sono sempre gli stessi.

L’ Italia è un paese bloccato. La mobilità sociale non esiste o è ridotta a quasi zero. Gli economisti spiegano questo fenomeno attribuendolo alla mancata crescita economica degli ultimi decenni. Non c’è possibilità per tutti, i posti migliori si tengono per la famiglia e affini. Autoconservazione ? Oppure casta?

Osservato da Napoli o dalla Campania bassoliniana, questo fenomeno somiglia più ad una casta, ma potrebbe essere una visione distorta, meglio non definirla perché le distorsioni non possono influenzare una missione nazionale.

Enrico Morando si occupa di questa materia sul Riformista del 4 maggio 2007, ed afferma che la politica economica del futuro PD dovrebbe essere ispirata a due fondamentali obbiettivi: il ritorno del paese su di un sentiero di crescita duratura nel tempo e un netto innalzamento del livello di mobilità sociale. Ciò si può realizzare solo: sconvolgendo gli attuali equilibri di potere e di profondatrasformazione dei presenti assetti sociali ed istituzionali. Non solo, anche le organizzazioni politiche della sinistra devono essere all’ altezza: la sinistra italiana così com’ è oggi – con i suoi partiti, i suoi sindacati, i suoi rapporti sociali – non può non ammettere di avere avuto una parte importante nel determinare gli esiti sconfortanti che sono sotto i nostri occhi, sia sul lato del mancato dinamismo economico, sia sul lato del mancato dinamismo sociale; dunque, la sinistra deve riconoscere che – com’ è stata ieri e com’ è oggi – essa risulta impari di fronte al compito della promozione della crescita e della mobilità sociale.

Il Partito Democratico nasce con questa missione da compiere, cosa ardua ma non impossibile. Il basso profilo e il posizionamento delle oligarchie non inficia il progetto. Perché si stanno gettando le basi di una nuova sinistra, quella del terzo millennio.

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Cambiamo tutto per non cambiare niente

di Giovanni Meschino

Il mondo politico è in evoluzione, ha capito che la gente incomincia a non fidarsi più, che il popolo non è più disposto a mangiarsi sempre la stessa minestra.

Il popolo ha capito che le cose non vanno come dovrebbero, che tutti i guasti provocati negli anni passati hanno un prezzo. Prezzo che viene scaricato interamente sulle loro spalle. La gente ormai si è resa conto che i veri responsabile dei danni fatti alla nostra nazione continuano come se niente fosse ad andare avanti!

La preoccupazione dei politici è ormai molto evidente ed ogni loro azione è protesa quasi esclusivamente verso la conservazione, a tutti i costi, delle “poltrone” occupate.

Tra le grandi manovre in corso nello scacchiere politico è visibile a tutti il tentativo di cambiare esteticamente le formazioni politiche. A sinistra assistiamo ai pomposi giri di valzer in corso per la “creazione” del Partito Democratico e a destra si parla sempre più di partito unico. Al centro poi, in modo più o meno palese, tentano di riesumare qualcosa che dovrebbe rassomigliare alla estinta Democrazia Cristiana. Tutte iniziative di grande spessore politico secondo i promotori, ma cosa porteranno di nuovo, di utile per noi del popolo?

Vedere e sentire tutto questo movimento sicuramente confonde le idee e qualcuno probabilmente si fa convincere che la creazione del “Partito Democratico” a sinistra, del “Partito della Libertà” a destra o di una “nuova” Democrazia Cristiana a centro porterebbero grandi vantaggi. Io sinceramente vedo solo possibili grandi vantaggi per i soliti noti.
Cosa può mai significare per noi questo grande sforzo (anche economico) per presentarci qualcosa di nuovo a sinistra, a destra o a centro se a manovrare e comandare sono sempre gli stessi?

Quando ero ragazzo, sentivo parlare di Veltroni, Bindi, Casini, Mastella, etc. ed oggi a distanza di tanti anni sento parlare ancora di loro come se fossero una novità!
Io vi consiglio di lasciare perdere se ci dovete proporre sempre i soliti. Non basta cambiare abito: è arrivato forse il momento di cambiare “monaco”.

Abbiamo tutti capito che la formula è sempre la stessa: cambiare tutto per non cambiare niente.

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Enrico Letta si candida alle primarie del Partito Democratico

Questo sito appoggi la candidatura di Enrico Letta alla guido del Partito Democratico

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Totò ed il partito democratico

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di Guido Fusco da Il Riformista di aprile 2007

Caro direttore,

I tanti oppositori al partito democratico affermano che si stanno usando numerosi espedienti per dar luce al nuovo nascituro. In merito alla collocazione europea dice Mauro Zani << (…) si sta cercando un qualche pasticciato escamotage che salvi capra e cavoli almeno per il breve spazio dell’esistenza dei gruppi dirigenti attuali>>
L’idea del Consigliere Regionale dei DS della Campania Giuseppe Russo, di annoverare nel pantheon del futuro partito democratico il mitico Totò mi sembra un’idea per niente male…anzi già lo vedo incorniciato con la sua mirabile smorfia, vorrebbe dire ai tanti oppugnatori del partito : << Cavaliere, nessuno vuole farla fesso…non c’è bisogno>>.

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