di Guido Fusco da Le Nuove Ragioni del Socialismo di ottobre 2005
Tra le mille polemiche e questioni morali resuscitate, i delegati - me compreso - dei Democratici di Sinistra di Napoli, si sono recati alle urne congressuali per esprimere il proprio voto - o non voto - all’unica candidata a segretario della federazione: la passionaria Maria Fortuna Incostante. All’una di notte la proclamazione scontata. L’ex assessore ha ottenuto 647 voti; 57 i contrari; 75 gli astenuti; 48 le schede bianche, una la nulla. Votanti 828 su 1.048 delegati. I bassoliniani - che sono maggioranza all’interno della maggioranza fassiniana - si sono presentati al congresso determinati più che mai a chiudere la partita. Conclusa dunque la controversia questione del segretario, che si trascinava ormai da mesi, la quer-cia napoletana sarà impegnata a contestare chi da Roma aveva sollevato la questione morale e far quadrato attorno al proprio padre padrone ( i suoi fedelissimi lo descrivono furioso dopo gli attacchi subiti al consiglio nazionale del partito ). Volevo però rilevare un fatto tanto esiziale quanto esecrabile. A maggio la maggioranza della mo-zione Fassino - i bassoliniani - chiesero alla minoranza riformista un atto di << responsabilità politi-ca>>; la congelatura dell’allora segretario Diego Belliazzi fino alle elezioni regionali, in modo da poter assicurare al partito un timone collaudato che li guidasse nella tornata elettorale di giugno. L’impegno però era quello di sostenere successivamente un nuovo segretario con un profilo riformi-sta acclarato. L’onere fu preso alla presenza di un dirigente della segreteria nazionale. La maggio-ranza dei riformisti fecero proprie quelle considerazioni, alla luce anche di quel patto non scritto. Intanto due riformisti ad origine controllata, Andrea Geremicca e Umberto Ranieri esprimevano il proprio dissenzo. Il primo sottolineò, come sempre in modo mirabile, come questo appoggio su-bcondition potesse risultare vano, il secondo invece lanciava dal palco del congresso il suo grido, invitando tutti al coraggio del cambiamento, a tradurre in atti concreti - un cambio di regia del parti-to - i contenuti della stessa mozione che insieme andavamo a votare. Tutto questo accadeva a mag-gio. Massimo rispetto per una donna come Maria Fortuna Incostante impegnata da anni in politica, ma certo una che è la cooordinatrice dell’area bassoliniana, non si può certamente declamare un’e-spressione dell’anima riformista. Oggi dunque ci ritoviamo al punto di partenza; il partito napoleta-no, nella sua pantagruelica maggioranza bassoliniana, ci ha riportato indietro. Con una candidatura non concordata, venendo meno ad un patto, ha trascinato nel dimenticatoio l’occas-sione di trovare finalmente nella mozione Fassino un punto di vera sintesi politica tra le diverse sen-sibilità del partito. E a partire da questi fatti che faccio la mia considerazione finale: come mai i dirigenti riformisti na-poletani che da anni sono delegati a mediare con la maggioranza, commettano sempre gli stessi er-rori?. Non è dunque venuto il momento che qualcuno si assuma le proprie responsabilità e le tradu-ca in atti politici? Come si dice, a parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina.
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