Archivio del Tag 'napoli'

Giù la maschera

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Vi è mai capitato di leggere qualcosa per poi dirvi tra voi e voi: cazzo ma perché non l’ho scritto io?. A me è accaduto non poche volte, probabilmente il motivo va ricercato nella mia stessa incapacità di raccontare con leggerezza ciò che penso. Ad ogni modo mi rallegro del fatto che almeno le penso.

Nella fattispecie non avendolo scritto, non mi rimane che citarlo e segnalarvelo con ammirazione il Pamplhet di Adolfo Scotto di Luzio Napoli dei molti tradimenti (qui)

Più di qualcuno potrebbe già iniziare a strorcere il naso al titolo per commentare poi: (…) ecco il solito repertorio delle tristezze napoletane, oppure (…) la solita dissertazione socio-politica della città dai mille volti. Bene, Scotto di Luzio non fa altro, come magistralmente recensisce su La Repubblica Paolo Macry (quì), che mettere << a nudo i miti della sinistra>>, smascherando tutti quei luoghi comuni che sono serviti a camuffare e non a dire!

Inoltre è di ieri, un intervento dell’autore su il Riformista (qui), a proposito della tanto declamata: questione meridionale. Di seguito, una lettera al direttore di un lettore in merito all’articolo di Scotto di Luccio con la rispettiva risposta di Antonio Polito (qui)

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Categoria: costume & società 2 Commenti

Nessuno tocchi la sindaca

E’ da tempo che con amici discutiamo della situazione dei rifiuti nella nostra città. In questi confronti ciò che appariva (appare) insostenibile è la condotta della sindaca. Infatti, ogni qual volta le viene mossa un qualsiasi forma di critica (seppur oggettiva), reagisce con albagia e disprezzo, non portando mai un contributo positivo alla discussione.

Insomma l’ennesima prova che in questa città i partiti nella società sono praticamente aboliti, le discussioni interne sono praticamente depennate dalle loro agende prevalendo le oligarchie sulla piena sudditanza di noi cittadini.

Sul Corriere del Mezzogiorno ( la sindaca in un altro mondo) e ( gli-usa-smentiscano.pdf)

 

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Categoria: politica 3 Commenti

Se Napoli è in decadenza, non la salveranno lealtà o reticenza

di Guido Fusco da Il Riformista di marzo 2006

Caro direttore,
nel suo diario elettorale Antonio Polito, si pone il dubbio se tra i suoi doveri di candidato della margherita in Campania ci sia anche quello di parlar bene della Iervolino. Polito dice che << (…) è una persona perbene, onesta ed ha un senso delle istituzioni>>, come non concordare con lui. Dopo nella sua disamina afferma che l’illegalità diffusa fa di Napoli una città sofferente, stando ben attento ad non usare però il termine decadente per non infuriare la Iervolino. Ma con questo non si fa chiarezza di ciò che è veramente diventata Napoli. La città ormai vive un profondo malessere e la causa principale, parafrasando Biagio De Giovanni, è che circola poca “aria” nel sistema politico cittadino. Un partito di maggioranza relativa che si mostra sempre più oligarchico e conseguenzialmente autoreferenziale, ingessa qualsiasi dibattito interno. Dunque azzardi Polito a definire Napoli non solo sofferente ma anche decadente, o questa sua reticenza rientra nel suo senso di lealtà e prevale sulla sua indipendenza?

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Ancora un occasione mancata per Napoli

di Guido Fusco da Le Nuove Ragioni del Socialismo di ottobre 2005

Tra le mille polemiche e questioni morali resuscitate, i delegati - me compreso - dei Democratici di Sinistra di Napoli, si sono recati alle urne congressuali per esprimere il proprio voto - o non voto - all’unica candidata a segretario della federazione: la passionaria Maria Fortuna Incostante. All’una di notte la proclamazione scontata. L’ex assessore ha ottenuto 647 voti; 57 i contrari; 75 gli astenuti; 48 le schede bianche, una la nulla. Votanti 828 su 1.048 delegati. I bassoliniani - che sono maggioranza all’interno della maggioranza fassiniana - si sono presentati al congresso determinati più che mai a chiudere la partita. Conclusa dunque la controversia questione del segretario, che si trascinava ormai da mesi, la quer-cia napoletana sarà impegnata a contestare chi da Roma aveva sollevato la questione morale e far quadrato attorno al proprio padre padrone ( i suoi fedelissimi lo descrivono furioso dopo gli attacchi subiti al consiglio nazionale del partito ). Volevo però rilevare un fatto tanto esiziale quanto esecrabile. A maggio la maggioranza della mo-zione Fassino - i bassoliniani - chiesero alla minoranza riformista un atto di << responsabilità politi-ca>>; la congelatura dell’allora segretario Diego Belliazzi fino alle elezioni regionali, in modo da poter assicurare al partito un timone collaudato che li guidasse nella tornata elettorale di giugno. L’impegno però era quello di sostenere successivamente un nuovo segretario con un profilo riformi-sta acclarato. L’onere fu preso alla presenza di un dirigente della segreteria nazionale. La maggio-ranza dei riformisti fecero proprie quelle considerazioni, alla luce anche di quel patto non scritto. Intanto due riformisti ad origine controllata, Andrea Geremicca e Umberto Ranieri esprimevano il proprio dissenzo. Il primo sottolineò, come sempre in modo mirabile, come questo appoggio su-bcondition potesse risultare vano, il secondo invece lanciava dal palco del congresso il suo grido, invitando tutti al coraggio del cambiamento, a tradurre in atti concreti - un cambio di regia del parti-to - i contenuti della stessa mozione che insieme andavamo a votare. Tutto questo accadeva a mag-gio. Massimo rispetto per una donna come Maria Fortuna Incostante impegnata da anni in politica, ma certo una che è la cooordinatrice dell’area bassoliniana, non si può certamente declamare un’e-spressione dell’anima riformista. Oggi dunque ci ritoviamo al punto di partenza; il partito napoleta-no, nella sua pantagruelica maggioranza bassoliniana, ci ha riportato indietro. Con una candidatura non concordata, venendo meno ad un patto, ha trascinato nel dimenticatoio l’occas-sione di trovare finalmente nella mozione Fassino un punto di vera sintesi politica tra le diverse sen-sibilità del partito. E a partire da questi fatti che faccio la mia considerazione finale: come mai i dirigenti riformisti na-poletani che da anni sono delegati a mediare con la maggioranza, commettano sempre gli stessi er-rori?. Non è dunque venuto il momento che qualcuno si assuma le proprie responsabilità e le tradu-ca in atti politici? Come si dice, a parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina.

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