
Ricevo e pubblico un articolo di Giuseppe Oliviero - Presidente CNA Napoli
La grave crisi causata dall’emergenza rifiuti a Napoli ha generato e fatto emergere in tutta la sua drammaticità aspetti che sono stati da sempre elusi.
Il vuoto della politica, la evanescente rappresentanza del mondo dell’impresa, l’ambiguità del sindacato, l’enorme incertezza sul futuro, hanno reso evidente l’ incapacità di una classe dirigente nell’affrontare, prima ancora delle continue emergenze, le sfide che la complessità campana e napoletana esprime.
Un sistema di responsabilità, quindi, che va ben oltre le categorie citate dai media.
La crisi danneggia i settori più deboli della nostra società, e tra questi l’artigianato e la piccola impresa ne rappresentano una parte importante, e non possiamo fare a meno di assumere una posizione di netta condanna nei confronti di quanti hanno reso l’emergenza sistemica; tuttavia anche il mondo delle imprese e soprattutto quello della grande impresa hanno una parte di responsabilità rilevante nel fallimento del sistema Campania per aver assunto atteggiamenti di sudditanza, settoriali e consociativi, nei confronti del potere politico privilegiando rapporti ed interessi particolari a scapito di quelli generali, piuttosto che stimolare il cambiamento.
Il cambiamento deve pervadere anche noi! ecco perché per affrontare l’emergenza rifiuti, ma anche per dare un diverso futuro alla nostra città ed alla nostra regione ,occorre che si costruiscano spazi comuni dove tutti possano contribuire alla costruzione del processo di scelte certe e condivise: in questi anni tutto si è fatto tranne che assumere scelte. In questo processo rivendichiamo un nostro ruolo pronti a fare la nostra parte.
Non mi appassiona la discussione sulle dimissioni di Bassolino e di altri, eventualità tra l’altro assolutamente remota. In politica prima o poi i conti si pagano e quando non interviene la magistratura intervengono gli elettori, sperando che almeno questa volta il rinnovamento della politica non sia indotto da vicende giudiziarie ma da processi di crescita e di consapevolezza collettivi; mi appassiona, invece, la sensibilità dei governanti nel fare autocritica comportamento estraneo alla cultura politica dei nostri vertici istituzionali. Fare autocritica significa passare dalle “consulenze” alle competenze, dare segnali netti di discontinuità, ragionare in una prospettiva che non si limiti alle emergenze, che individui un disegno più ampio capace di affrontare concretamente il tema dello sviluppo della nostra regione in un clima di collaborazione e di partecipazione non solamente annunciato ma reale. A questa sfida il mondo dell’impresa non può e non deve sottrarsi.
E’ ora che in Campania si affermi una nuova classe dirigente. L’attuale quadro politico tanto nel centro destra quanto nel centro sinistra, appare sempre più autoreferenziale, rappresentante solo di se stesso e di un sistema del consenso e della clientela che non regge più.
Nel concludere mi viene in mente l’ultimo racconto di Eva Luna, il libro di Isabel Allende: il protagonista un fotografo di fama, nel raccontare l’eruzione di un vulcano che stacca ghiacciai eterni e provoca così valanghe di fango tragedia indotta da un fenomeno naturale si trova a condividere le ultime ore di vita di una bambina sopravvissuta che gli “affida la propria paura, e cosi senza volerlo lo obbligò ad affrontare le sue”. Lui le sta accanto e partecipa a quel dolore dimenticandosi le ambizioni giornalistiche, la fama e scoprendo, ora dopo ora, le sue debolezze, la sua interiorità, ritrova se stesso mentre la bambina bloccata nel fango lentamente si spegne. Superata la tragedia il famoso fotografo, riappropriandosi della sua memoria smetterà di cercare la notizia, imparando a guardare il mondo senza “il fermo immagine della macchina fotografica”.
Io spero vivamente che Napoli non condivida il destino di Azucena la bambina e che, invece, i nostri politici e quanti hanno a cuore la nostra città facciano come Rolf Carlè, il fotografo che ritrovato il senso delle cose cambia il proprio modo di sentire la vita e di vedere il futuro, di agire.
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