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La Campania all’età di Macondo

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Ricevo e pubblico un riflessione apparsa su La Repubblica del 12 ottobre di Donatella Tramontano

Josè Arcadio Buendia è tornato. Il bel libro di Garcia Marquez “Cent’ anni di solitudine” racconta le vicende di una famiglia che vive in un villaggio sperduto tra le paludi, “Macondo”. Periodicamente l’ isolamento in cui vivono gli abitanti del villaggio è interrotto dalla visita di zingari che propongono mirabolanti scoperte o risolutivi rimedi che accendono stupore e speranze originando vicende e avvenimenti che inevitabilmente si concludono lasciando tutto ineluttabilmente uguale per il villaggio e la vita dei suoi abitanti.

Novello Josè Arcadio Buendia immaginifico interprete della modernità come stile di governo e di vita, l’ assessore Velardi non si è fatto sfuggire l’ occasione di liquidare come frutto di un provincialismo avvilente le recenti polemiche intorno all’ iniziativa dell’ assessore Cozzolino di ospitare per tre giorni a spese della Regione Campania imprenditori campani e compratori italiani e stranieri a bordo di una nave da crociera. Facendo sua la riflessione del protagonista del libro: «A portata di mano, sull’ altra riva del fiume c’ è ogni sorta di apparecchiatura magica, e noi continuiamo a vivere come gli asini».

Certo, di idee innovative, accattivanti e di successo ce ne sono molte in giro per il mondo, ma questo forse non è un motivo sufficiente per importarle tout court qui da noi. Primo perché molto spesso i format sono ritagliati su specificità locali che non sempre è possibile riprodurre ovunque. Secondo perché di regola le cose migliori non sono mai gratis, specialmente all’ estero e pagare per partecipare è cartina di tornasole per la validità di una iniziativa. E infine, torniamo sempre a una dolente nota, qualcuno ha fatto una valutazione di impatto e di risultato ex-ante e prevede una valutazione ex-post? Ci scusiamo se non riusciamo a cogliere tutto quello che di positivo certamente c’ è in questa iniziativa, ma abbiamo sentito raccontare troppe volte con gli stessi accenti salvifici per l’ economia della regione improbabili trasferte estere, concorsi ippici, mostre internazionali del sale e molto altro. E forse sarà anche perché a fronte delle rilevanti risorse che la Regione Campania ha impegnato nelle sue variegate e variopinte iniziative promozionali per il rilancio dell’ economia non si è mai riusciti a sapere quale e se ci fosse stato un qualche ritorno.

Quest’ ultimo aspetto non ci pare irrilevante considerate, tra le altre cose, la posizione disastrata della Campania secondo tutti gli indici economici e sociali; una stagione estiva che tutti gli operatori economici hanno definito disastrosa nonostante le iniziative di “sicuro successo” messe a punto dalle nostre vulcaniche e creative amministrazioni; e ora una congiuntura internazionale che sta paralizzando l’ economia mondiale mettendo a rischio molti posti di lavoro. Forse, piuttosto che una crociera di lusso per manager e politici un atteggiamento più sobrio, non più provinciale, sarebbe stato più consono al momento.

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I capistazione e i governanti

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di Guido Fusco, pubblicato su La Repubblica del 26.07.2008

La cabina di regia per il rilancio del turismo in Campania si è appena insediata e già assistiamo al profluvio di dichiarazioni (Scarica l’intervista a Giovanna Martano) ispirate e risolutive. Circa l’efficacia e la portata di alcune di queste viene in mente la fulminante battuta di Massimo Troisi che a proposito del merito attribuito al Duce di far viaggiare i treni in orario si chiedeva se non sarebbe stato meglio nominarlo capostazione piuttosto che affidargli le sorti del paese.

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Quando i numeri sono impietosi

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Ricevo e pubblico una rilfessione dell’amico Ugo Della Corte

I dati economici che in questi giorni vengono resi noti da istituti diversi hanno in comune l’indicazione drammaticamente definita in percentuali e valori assoluti di una situazione di crisi inequivocabile.

La situazione in Campania e più in generale nel Mezzogiorno assume un rilievo che va oltre il dato congiunturale dell’intero paese e mostra sconcertanti indicazioni se per quanto riguarda la nostra regione si procede ad una lettura disaggregata del dato generale.

In uno dei settori, quello dei servizi e del terziario di mercato, che in questi ultimi anni ha maggiormente goduto dell’attenzione e di significativi flussi di risorse da parte della regione Campania, si registrano gli elementi di crisi più gravi con una perdita di occupati che nel primo trimestre 2008 si riduce di ben 26000 unità rispetto allo stesso periodo del 2007.

Il saldo complessivo dal 2004 ad oggi di meno 90.000 occupati di per se terribile assume nel contesto campano una dimensione spaventosa ,secondo per dimensione solo a quello della Calabria e comunque in assoluta controtendenza rispetto ad altre regioni del sud.

Su questo quadro pesa certamente la drammatica crisi dei rifiuti ma soprattutto il fallimento di una politica di sostegno ed incentivi che non ha contribuito in nessun modo all’ammodernamento ed allo sviluppo di uno dei settori, quello dei servizi avanzati, che maggiormente contribuiscono alle dinamiche occupazionali.

L’attivazione di programmi iniziative e disseminazione di elementi di informazione conoscenza e tecnologia, soprattutto per le aree urbane, è stata carente e certamente improduttiva visti i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

I poderosi investimenti per migliorare “l’immagine” piuttosto che selezionare per meriti e capacità una imprenditoria di valore hanno spesso contribuito alla realizzazione di iniziative fuori da ogni logica di progetto e di visione strategica generale. Sono peraltro mancate corrette pratiche di valutazione affidate a corretti e condivisi criteri di valutazione. Tutto questo accade in una situazione che risulta peraltro significativamente dotata di asset strategici che dovrebbero costituire se solo dignitosamente utilizzati potenti motori di sviluppo:risorse finanziare, ambientali, di conoscenza , culturali.

Pure è inutile cercare traccia di tutto questo nel dibattito politico di queste settimane, anche l’affollata e accaldata assise del PD tenutasi alla stazione marittima ha avuto come elemento centrale di riflessione e di contrasto non un idea di governo della regione per i prossimi anni, tanto meno le differenziazioni tra i gruppi hanno riguardato diverse valutazioni sulle scelte da operare in materia di sviluppo.

Forse e il caso, se ancora siamo in tempo, di introdurre anche nel dibattito di queste ore sugli assetti del PD campano ulteriori elementi di novità, abbandonando atteggiamenti da Mandarini, che risultano incomprensibili e assolutamente incongrui ad un confronto che di ben altri elementi dovrebbe vivere se pensa di interessare un opinione pubblica che potrebbe presto passare dallo sconcerto al rifiuto.

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Non credete al cavallo, troiani (napoletani)

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L’assessore al Turismo della regione Campania, Claudio Velardi dal suo Blog, fa sapere che il suo assessorato non finanziaerà più il concorso ippico di piazza del Plebiscito. << (…) l’anno prossimo il mio assessorato non lo finanzierà più. Così come non finanzierà più iniziative che non siano strettamente collegate ad una strategia di promozione e rilancio del turismo a Napoli e in Campania.>>

L’amico Ugo Della Corte, era intervenuto sulla kermesse ippica scrivendo un articolo su Repubblica del’11 giugno (vedi il post)

Riporto di seguito la lettera scritta da Ugo Della Corte all’assessore Velardi

Caro Assessore, ho molto apprezzato le sue dichiarazioni in merito al concorso ippico di Piazza del Plebiscito, si può essere d’accordo o no, ma non si può negare che abbiano il merito della chiarezza affrontino la questione senza fumisterie retoriche e siano orientate al principio di responsabilità che sempre dovrebbe accompagnare le scelte di chi amministra risorse pubbliche.

Orientare l’impiego delle risorse, per altro cospicue, per l’organizzazione di eventi che promuovano il turismo,ad una serie molto limitata di regole precise come è nelle Sue intenzioni e ribadisco nelle responsabilità dell’Assessore al Turismo non mi pare cosa cosi sconvolgente e tale da suscitare il tipo di commenti che si è potuto leggere.

Significativi tutti , i commenti , da quelli predittivi vagamente iettatori circa il Suo futuro a palazzo S. Lucia a quelli podistico - equestri fino a quelli accigliati in cui il termine assessore telematico viene usato come denuncia di sinistra perversione comunicativa.

Nessuno però mi pare almeno fino ad ora ha, a parte e non a caso un’imprenditrice come la signora Naldi, risposto in maniera pertinente ad una questione che non attiene ad una disputa teologica ma molto più banalmente ad un principio di sana e corretta gestione di risorse pubbliche, opportuna programmazione e valutazione dei risultati in termini scientificamente corretti e confrontabili.
Altro che popolo regnante e promuovente!!

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La corsa dei cavalli

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Il 4° concorso ippico si svolgerà da giovedì 12 a domenica 15 giugno 2008 nella piazza del Plebiscito a Napoli

Ancora una volta, Ugo Della Corte su Repubblica del 11 giugno (scarica l’articolo) si chiede che una pecularietà di questi eventi << (…) è la trasparenza delle procedure ed il principio di responsabilità per quanto attiene ai risultati>>

Giusto per restare in tema ippico, non ce ne vorrà male il buon Totò ( io non so se l’erba campa e il cavallo cresce, ma bisogna avere fiducia ) se noi crediamo all’impossibile ma mai all’improbabile.

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Solo i parroci possono salvare i Cheyenne

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Il re è nudo…e con lui i vari cortigiani. Il regno è quello di Bassolino. Una crisi che rileva l’asfittico sistema politico cittadino. Un partito di maggioranza relativa che si è mostrato negli anni sempre più oligarchico e conseguenzialmente autoreferenziale, ingessando qualsiasi dibattito interno. Come sempre è mirabile il commento di Emanuele Macaluso sulla situazione campana.

Scarica l’articolo dal Riformista (qui)

Tutto ciò non si placa!. Andando a spulciare la lista dei totocandidati in Campania, si capisce che nulla cambia. Come sempre pungente il commento dell’amico Ugo Della Corte, parafrasando il tutto al vile massacro dei Cheyenne ad opera del Colonnello Chivington:

di Ugo Della Corte

occupando l’importante posizione di comandante di un distretto militare, che gli ha concesso l’onore di governare tutto ciò che rientra nei suoi poteri, ha deliberatamente organizzato ed eseguito un folle e vile massacro in cui numerose sono state le vittime della sua crudeltà. Egli conoscendo chiaramente la cordialità del loro carattere, avendo egli stesso in un certo senso tentato di porre le vittime in una condizione di fittizia sicurezza, ha sfruttato l’assenza di alcun tipo di difesa e la loro convinzione di sentirsi sicuri per potere gratificare la peggiore passione che abbia mai attraversato il cuore di un uomo“.

Non è il commento di un elettore Campano del PD dopo aver letto le liste elettorali, ma le risultanze del Comitato per la condotta della guerra al termine dell’indagine sulle responsabilità per il massacro di Sand Creek realizzato ad opera del colonnello Chivington ai danni delle tribù Cheyenne e Arapaho.

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Cultura e Turismo in Campania

Ricevo e pubblico una riflessione di Ugo Della Corte sulla programmazione culturale nella Regiona Campania, pubblicata su Repubblica il giorno 29 febbraio.

Leggi (qui)

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O Roma o Orte

flaiano.jpg di Ugo della Corte

Già da giorni è cominciato in città il tambureggiante annuncio delle possibili candidature per le prossime elezioni politiche. Dai salotti alle redazioni alle sedi politiche ed istituzionali è tutto un rincorrersi di voci, annunci e boatos. Tutte le indicazioni per la verità, sembrano sostenute da inappellabili ragioni di opportunità e assoluta necessità per le sorti del Paese.

Bisogna tener conto però dei sondaggi sulle possibili percentuali di consenso delle varie forze politiche. E non si può d’altro canto deludere le aspettative di chi, dopo aver avuto a vario titolo responsabilità politiche ed amministrative nella regione Campania, in questo cosi grave momento non trova di meglio che cercare di andare a svernare in lidi più accoglienti. Si rende quindi necessario immaginare un ampliamento delle possibilità di collocazione.

L’impresa, ancorché difficile, non è disperata. Non resta, infatti, che applicare l’indicazione del caro Flaiano: “o Roma o Orte.”

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I treni dei deportati campani

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Ricevo e pubblico un articolo di Ugo Della Corte apparso su Repubblica.

Caro Direttore,

in un bel film di qualche anno fa “Train de vie” il regista rumeno Mihaileanu, racconta dello straordinario espediente messo in atto dagli abitanti di uno shetl dell’ Est Europa.

Preoccupati per l’imminente arrivo delle truppe naziste che li avrebbero avviati ai campi di concentramento gli abitanti del villaggio decidono di deportarsi da soli. Nessun’altra soluzione appare possibile di fronte alla catastrofe che incombe su di loro. Dispiace quindi che i simpatici coniugi nolani Giusi e Sergio cerchino una soluzione individuale ai gravi problemi che ci affliggono come cittadini campani.

Chiedono, infatti, asilo alla Svizzera !!! Ancora una volta l’individualismo meridionale fomite e fonte di tanti problemi si rippresenta.

Troviamo una soluzione collettiva che ci riguardi come comunità! Non carichiamo di sacchetti di “Munnezza” treni, navi, camion e presto qualche burlone proporrà anche aerei, carichiamoli invece di cittadini campani e inoltriamoli verso altre regioni.

Mi rendo conto che la soluzione appare improbabile ma come dice il rabbino del villaggio di fronte alla proposta di autodeportazione fatta da Schlomo il matto “Vaneggia, … ma se dicesse la verità.”

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La sagra dei rifiuti

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pubblicato sul sito Leftwing.it

di Roberto Defez e Guido Fusco

Il nostro Governo si è finalmente svegliato ed ha deciso che la Campania ha bisogno di tre termovalorizzatori e di un numero imprecisato di discariche. Sarebbe serio che una volta esaurita la fase acuta dell’emergenza, alcuni nodi strutturali venissero al pettine per essere d’esempio ai politici ed amministratori campani che credono che la gestione della cosa pubblica significhi visibilità, impatto mediatico, feste di paese e mandolini. In questi giorni sono finiti sulla graticola mediatica la coppia di ferro Bassolino-Iervolino ed il Ministro Pecoraro. Grande assente dalla gogna mediatica il presidente della Provincia di Napoli Dino Di Palma. Strana assenza questa, dato che la presidenza della Provincia di Napoli è per dogma feudo esclusivo dei Verdi in Campania. Qualcuno potrebbe forse finalmente mettere il naso nei bilanci della Provincia che stranamente non sono disponibili sul sito web per vedere quanto è stato investito da Di Palma in sagre paesane ed onorari ad artisti più o meno famosi e quanto invece nella promozione della raccolta differenziata dei rifiuti. Si perché la raccolta differenziata dei rifiuti, secondo i Verdi, è l’unica opzione perseguibile per risolvere il problema dei rifiuti ed i termovalorizzatori servono solo a disseminare morte e veleni.

Vi facciamo questa domanda: avendo 8 milioni di euro da spendere come li hanno divisi tra le manifestazioni canore e la raccolta differenziata?

La soluzione ve la daremo tra poco.

I Verdi italici hanno inanellato una serie di successi in questi anni e forse è il caso di metterli in fila per averne una visione d’insieme.

  • Hanno gettato a mare una intera generazione di fisici ed ingegneri nucleari e la cultura tecnologica delle uniche centrali elettriche che non emettono anidride carbonica, per poi andare ad importare energia elettrica da centrali nucleari poste ai nostri confini, e generalmente sopravento, in modo da averne tutti i danni possibili, nessun vantaggio, oltre a pagare l’energia molto più dei nostri competitori europei.

  • Hanno chiuso la ricerca nelle biotecnologie agricole distruggendo una generazione di scienziati, frustrando una classe di studenti di biotecnologia ed esponendo il nostro Paese alle bizzarrie dei prezzi delle derrate alimentari mondiali che stanno causando le attuali impennate dei costi dei prodotti alimentari. Quello che vediamo in questi mesi è solo un prologo di quello che ci attende. Il prossimo 25 gennaio la società di analisi economiche Nomisma (fondata da Prodi) esporrà il suo ultimo rapporto sul futuro della soia e del mais nel mondo decretando che:

    - non è possibile immaginare di avere filiere alimentari senza soia e mais da OGM che già da 10 anni servono, come mangimi, a fare prodotti DOP ed IGP come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele, etc;

    - L’ Italia produceva nel 2001 il 98% del mais di cui aveva bisogno e nel 2006 solo l’86%, intanto il prezzo del mais è raddoppiato e quello del grano duro triplicato (l’Italia è il primo importatore al mondo di grano duro!);

    - Se non smettiamo di perseguire questo sogno dell’OGM-free oltre a perdere la coltivazione del mais (la soia è già persa) non si faranno in Europa nemmeno più le carni di manzo e maiale con danni economici stimabili dell’ordine di varie decine di miliardi di euro.

  • Hanno cercando di imporre un’alimentazione derivante dalla sola agricoltura biologica come se ci avessero raddoppiato gli stipendi e come se agricoltura biologica fosse sinonimo di sicurezza alimentare. Per chi ancora non se ne fosse reso conto, in gran parte i fertilizzanti usati in agricoltura biologica sono le famose farine animali bandite anni fa come mangimi zootecnici (visita il seguente link) . Una simile dittatura alimentare fa perlomeno strage non solo del buon senso e del portafoglio, ma anche del diritto dei consumatori vegetariani a non volere alimentarsi con insalatine cresciute in un sorta di camposanto.

  • Sia nel caso dei termovalorizzatori che nel caso delle coltivazioni da OGM l’argomento usato dai Verdi è lo stesso: non si possono fare perché nei pressi si trova un’area ecologica, un parco naturale, una zona di produzione tipica di un alimento. L’occupazione del territorio da parte dei Verdi è un aspetto che ci dovrebbe preoccupare tutti perché è l’anticamera per andare a dettare legge a decine di chilometri di distanza su ogni possibile attività umana. Chi ha avuto modo di leggere la nuova bozza di legge sull’agricoltura biologica vi può scoprire che alla voce Aree Verdi Pubbliche la legge recita: “Devono essere coltivate con metodi biologici”, in evidente dispregio delle prerogative regionali, comunali e circoscizionali. Ma sopratutto viene istituito il “distretto produttivo biologico” che ha una superfice limitata, ma estende a dismisura i suoi effetti sulle aree circostanti subordinando di fatto qualunque altra attività.

Serve un’attenta vigilanza per evitare che forze politiche irresponsabili, che hanno già portato la Campania allo stato in cui si trova, estendano ora il loro raggio d’azione all’intero territorio nazionale. Gli entusiasmi filo-ambientalisti di Walter Veltroni e la firma che ha accordato al documento di Mario Capanna contro gli ogm mostrano la fragilità della dirigenza nazionale del Pd, ma se la guida non è salda e capace di guardare lontano non sarà solo la Spagna a tallonarci come Pil individuale. E i rischi per la tenuta del paese si faranno sempre più gravi.

PS: I numeri cui accennavamo nell’indovinello iniziale sono:150.000€ per la promozione della raccolta differenziata, cifra da dividere per i 91 comuni della Provincia tranne Napoli e 7,5 milioni di € per le sagre paesane, concerti e feste di piazza: chi semina vento raccoglie tempesta.

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Il fallimento della Campania

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Ricevo e pubblico un articolo di Giuseppe Oliviero - Presidente CNA Napoli

La grave crisi causata dall’emergenza rifiuti a Napoli ha generato e fatto emergere in tutta la sua drammaticità aspetti che sono stati da sempre elusi.

Il vuoto della politica, la evanescente rappresentanza del mondo dell’impresa, l’ambiguità del sindacato, l’enorme incertezza sul futuro, hanno reso evidente l’ incapacità di una classe dirigente nell’affrontare, prima ancora delle continue emergenze, le sfide che la complessità campana e napoletana esprime.

Un sistema di responsabilità, quindi, che va ben oltre le categorie citate dai media.

La crisi danneggia i settori più deboli della nostra società, e tra questi l’artigianato e la piccola impresa ne rappresentano una parte importante, e non possiamo fare a meno di assumere una posizione di netta condanna nei confronti di quanti hanno reso l’emergenza sistemica; tuttavia anche il mondo delle imprese e soprattutto quello della grande impresa hanno una parte di responsabilità rilevante nel fallimento del sistema Campania per aver assunto atteggiamenti di sudditanza, settoriali e consociativi, nei confronti del potere politico privilegiando rapporti ed interessi particolari a scapito di quelli generali, piuttosto che stimolare il cambiamento.

Il cambiamento deve pervadere anche noi! ecco perché per affrontare l’emergenza rifiuti, ma anche per dare un diverso futuro alla nostra città ed alla nostra regione ,occorre che si costruiscano spazi comuni dove tutti possano contribuire alla costruzione del processo di scelte certe e condivise: in questi anni tutto si è fatto tranne che assumere scelte. In questo processo rivendichiamo un nostro ruolo pronti a fare la nostra parte.

Non mi appassiona la discussione sulle dimissioni di Bassolino e di altri, eventualità tra l’altro assolutamente remota. In politica prima o poi i conti si pagano e quando non interviene la magistratura intervengono gli elettori, sperando che almeno questa volta il rinnovamento della politica non sia indotto da vicende giudiziarie ma da processi di crescita e di consapevolezza collettivi; mi appassiona, invece, la sensibilità dei governanti nel fare autocritica comportamento estraneo alla cultura politica dei nostri vertici istituzionali. Fare autocritica significa passare dalle “consulenze” alle competenze, dare segnali netti di discontinuità, ragionare in una prospettiva che non si limiti alle emergenze, che individui un disegno più ampio capace di affrontare concretamente il tema dello sviluppo della nostra regione in un clima di collaborazione e di partecipazione non solamente annunciato ma reale. A questa sfida il mondo dell’impresa non può e non deve sottrarsi.
E’ ora che in Campania si affermi una nuova classe dirigente. L’attuale quadro politico tanto nel centro destra quanto nel centro sinistra, appare sempre più autoreferenziale, rappresentante solo di se stesso e di un sistema del consenso e della clientela che non regge più.

Nel concludere mi viene in mente l’ultimo racconto di Eva Luna, il libro di Isabel Allende: il protagonista un fotografo di fama, nel raccontare l’eruzione di un vulcano che stacca ghiacciai eterni e provoca così valanghe di fango tragedia indotta da un fenomeno naturale si trova a condividere le ultime ore di vita di una bambina sopravvissuta che gli “affida la propria paura, e cosi senza volerlo lo obbligò ad affrontare le sue”. Lui le sta accanto e partecipa a quel dolore dimenticandosi le ambizioni giornalistiche, la fama e scoprendo, ora dopo ora, le sue debolezze, la sua interiorità, ritrova se stesso mentre la bambina bloccata nel fango lentamente si spegne. Superata la tragedia il famoso fotografo, riappropriandosi della sua memoria smetterà di cercare la notizia, imparando a guardare il mondo senza “il fermo immagine della macchina fotografica”.

Io spero vivamente che Napoli non condivida il destino di Azucena la bambina e che, invece, i nostri politici e quanti hanno a cuore la nostra città facciano come Rolf Carlè, il fotografo che ritrovato il senso delle cose cambia il proprio modo di sentire la vita e di vedere il futuro, di agire.

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Un popolo di munnezza

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Respirate a pieni polmoni, eccoci a Napoli! In queste ore la città, la sua periferia e la sua provincia hanno superato qualsiasi precedente record di insostenibilità. Aria irrespirabile, roghi notturni, pericoli di epidemie, in taluni casi perfino viabilità compromessa. Di uno strazio - e non certamente l’unico - che perdura da circa 14 anni, ne parla Antonello Caporale in un capitolo del suo libro. Una cronologia impietosa dei fatti accaduti, che mette a nudo un’incapacità vergognosa di un’intera classe dirigente (locale e nazionale).

Scarica uno stalcio del racconto da Il Riformista (qui)

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Vecchi arnesi

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L’ anno scolastico a Casal di Principe è stato inaugurato dal Presidente della Camera. Con lui, tra gli altri, l’assessore al ramo della Regione e l’ autore di Gomorra. Dando un ovvio taglio di legalità e lotta alla camorra, visto il luogo simbolo dove si svolgeva la manifestazione. Le contestazioni e i mugugni che durante il simposio hanno caratterizzato alcuni momenti, devono essere presi in considerazione per alcune riflessioni.

Sgombro subito il campo dicendo che l’ ostilità è stata ispirata dal clan dei “casalesi”; che non tutti i cittadini sono malviventi o collusi con la camorra; che lo Stato (governo) non esercita a pieno il proprio ruolo, anzi è più che latitante. Che manifestazioni del genere bisogna farne di più e più volte l’ anno.

Detto ciò, a me pare che si affronti la camorra con un armamentario un po’ vecchiotto, e attrezzi arrugginiti da più di un lustro. Si va in questi luoghi , dando l’ impressione che si dica: siamo qui noi, siamo la legalità, non siamo quelli che stavano prima, e perchè siamo venuti noi la camorra è stata sconfitta. Mi danno queste sensazioni le liturgie che la sinistra mette in campo nel contrasto alla criminalità organizzata. Saranno certamente sbagliate le mie considerazioni, però non è una sensazione che il fenomeno camorristico negli ultimi anni non sia calato d’ intensità, ma abbia esteso la sua ramificazione ed allargato ancora di più i suoi affari. Ed è da circa quindici anni che “ non ci sono più quelli di prima, ma ci siamo noi”.E’ evidente che il contrasto alla malavita organizzata, quando si hanno ruoli di governo, non può essere fatto con enunciati di principi, ma mettere in campo strumenti utili e giusti allo scopo, in primis la repressione e la riduzione delle cause del disagio sociale.

La Campania è una terra dove le ecomafie hanno fatto e fanno affari d’ oro, inquinando intere lande di diossina e chi sa cos’altro, distruggendo agricoltura e pastorizia. Il territorio è disseminatodi cemento frutto di abusivismo edilizio, perpetrato dalle coste all’ entroterra, portato come vanto da chi la commesso. Non parliamo della raccolta dei rifiuti, stendiamo un velo pietoso. La camorra si intrufola in tutti gli spazi economici della regione, e stando alle notizie dei giornali sono i rampanti dell’ economia campana.Se le cose stanno così, vuoi vedere che la camorra non è l’ antistato. Non si sostituisce allo stato. Ma è solo un mezzo. Nelle mani di una “borghesia” spregiudicata che usa la delinquenza per intimidire, aggirare le leggi e i regolamenti per fare i propri affari, legali o illegali non fa differenza. Se è così, non è ridicolo presentarsi in quel modo nel regno dei casalesi? Non è più che giustificato il mugugno del cittadino perbene

Peppe

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Totò ed il partito democratico

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di Guido Fusco da Il Riformista di aprile 2007

Caro direttore,

I tanti oppositori al partito democratico affermano che si stanno usando numerosi espedienti per dar luce al nuovo nascituro. In merito alla collocazione europea dice Mauro Zani << (…) si sta cercando un qualche pasticciato escamotage che salvi capra e cavoli almeno per il breve spazio dell’esistenza dei gruppi dirigenti attuali>>
L’idea del Consigliere Regionale dei DS della Campania Giuseppe Russo, di annoverare nel pantheon del futuro partito democratico il mitico Totò mi sembra un’idea per niente male…anzi già lo vedo incorniciato con la sua mirabile smorfia, vorrebbe dire ai tanti oppugnatori del partito : << Cavaliere, nessuno vuole farla fesso…non c’è bisogno>>.

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Bassolino e la solitudine dei Riformisti Campani

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di Guido Fusco da Le nuove ragioni del Socialismo di marzo 2006

Caro direttore,

<< la corda del riformismo non è stata mai così tesa>>. Inizia così l’editoriale di sabato 18 febbraio di Marco Demarco sul Corriere del Mezzogiorno per indicare una sorta di << inabissamento dei riformisti>> campani a vantaggio della margherita. A comprovare tale tesi è stato Riccardo Villari, che sullo stesso giornale pochi giorni prima, aveva lanciato il suo grido “basta con i riformisti della domenica” rivolgendosi ai bassoliniani in merito alle ultime vicende napoletane (privatizzazione dell’acqua, lavoratori socialmente utili). Non Le nascondo che trovo nuovo il fatto che i Riformisti napoletani vadano individuati tra le file bassoliniane, ma cosa ancora più inattesa è l’autoinvestitura di Villari a Riformista a denominazione di origine controllata.
Tralasciando l’uso del riformistometro, vorrei soffermarmi sulla tesi di Demarco. Quest’ultimo afferma che la Campania sta diventando un laboratorio unico in Italia per la Margherita: vedi i contatti di De Mita con numerosi intellettuali, e la candidatura di << Antonio Polito al Senato (…) che potrebbe essere l’anello di congiunzione tra lo sperimentalismo di Rutelli e il classicismo di De Mita>>. Fermo restando, che mi basta la posata ed efficace motivazione dello stesso Polito sul Riformista in merito alla sua candidatura, credo però che Demarco, attento analista della politica campana, lascia a mezzo la sua pur interessante tesi, omettendo di soffermarsi su un’oggettiva condizione. La situazione politica napoletana tra le fila dei Democratici di Sinistra è ben altra. La pantagruelica maggioranza bassoliniana ingessa non solo il dibattito interno – basti vedere l’ultimo congresso a Napoli ( vedi mio intervento sul numero 27 delle Nuove Ragione del Socialismo ) – ma soprattutto l’azione politica. Dietro tutto ciò vive una minoranza fatta dai Ranieri, D’Alò, Russo, Lepore e altri compagni, ai quali si può rimproverare solo la solitudine dei riformisti. Ecco che mi sembra ingeneroso da parte di Demarco mandare a lezione di Bernstein i suddetti.

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