Archivio della categoria: politica

La sinistra e l’Islam

Dialogo o guerra fredda? Come deve porsi la sinistra davanti all’Islam e alla società multiculturale? Con un articolo apparso sulla rivista Reset, Nadia Urbinati, di Columbia University, ha aperto una lunga discussione con il filosofo di Princeton Michael Walzer, direttore di Dissent. Urbinati evoca le categorie del dopoguerra, il tema della critica dall’interno dei dissidenti dell’Est, il rifiuto del “pensare per blocchi”. Walzer si mostra più scettico sul dialogo: ciascuno, dice, deve criticare gli oltranzisti della sua parte. Un tema cruciale per il mondo di oggi.

Scarica l’intera discussione  (qui)

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Identità e appartenenza

di Ugo Della Corte

Il dibattito di questi giorni intorno alla composizione degli organismi regionali e provinciali del PD è caratterizzato da grande vivacità di temi e di riflessioni.

Ci si interroga, ed a ragione, sulla necessità di meccanismi che garantiscano nelle giuste percentuali all’interno degli organismi dirigenti presenze e storie che in considerazione della loro “anzianità” vanno preservate e garantite.

Si attesta cioè una condizione negandola, un poco come si fa per i nani che il politically correct impone di definire come soggetti verticalmente svantaggiati.

Un soggetto politico assolutamente nuovo conferisce responsabilità e ruoli non su un progetto originale e convincente ma per vecchie appartenenze e forse un po’ datate specificità.

Pure questo è un compito a cui nessuno può pensare di sottrarsi ed in questo spirito intendiamo dare il nostro contributo.

Nella foto allegata compare un Compagno/a non bene identificato ma certamente meritevole per storia ed appartenenza di assumere una qualche responsabilità nel costituendo partito, invitiamo tutti quelli che potessero in maniera certa identificarlo di mettersi in contatto subito con le personalità preposte alla composizione dei nuovi organismi.

Saremo lieti di avere conto delle Vostre identificazioni , quindi se volete inviatele a: udellacorte@libero.it

 

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Il Governo Italiano “non sembra capace di adattarsi al mondo moderno”

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La nuova legge Levi-Prodi prevede che chiunque realizzi un sito web debba registrarlo al ROC (Registro degli operatori di comunicazione), un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. Oltretutto la legge obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Con questa nuova legge, approvata all’unanimità dal consiglio dei ministri ma non ancora dal parlamento, non solo si aggiungono nuove tasse e iter burocratici ad operazioni già lunghe e noiose come la registrazione di un dominio .IT ma si obbliga il titolare del sito ad essere censito, a dotarsi di un giornalista professionista.

Quando si parla di attività editoriale, un sito come questo e altri migliaia che fanno informazione per puro accrescimento personale, volontà di confronto e miglioramento della rete in generale non dovrebbe essere contemplato. Ma così non è!!. Questa volta i legislatori hanno sentito il bisogno di chiarire il concetto di “attività editoriale”.

Nell’articolo 5, - vedi il decreto (qui) - cito il testo:
Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.” In pratica il solo scrivere un tutorial, dire le proprie impressioni ed esperienze in qualsiasi ambito o segnalare una risorsa utile e gratuita verrebbe considerato attività editoriale, che richiede l’ obbligatoria iscrizione al ROC e controllo da parte dello stesso.

La morte dell’Open Source dell’informazione e della cultura ma solo in Italia. Una legge illiberale e antidemocratica che bloccherebbe la già lenta crescita dell’Internet italiano mentre il resto del mondo continuerà ad andare avanti.

Il Times londinese commenta così questa legge: << La legge Levi-Prodi è un assalto geriatrico ai bloggers italiani. Considerando gli standard del G8, l’Italia è un Paese strano. Per farla semplice, è una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati. Tutti gli altri non contano. (…) La Levi-Prodi è una legge che ha come bersaglio “la vita moderna”, una legge incredibilmente generica che obbliga tutti i bloggers e gli utenti della rete a registrarsi con lo Stato. Anche un innocuo blog della squadra del cuore o quello di un adolescente che discute dell’iniquità della vita, saranno soggetti alla vigilanza del governo e alla tassazione, pur non trattandosi di siti commerciali. (…). La soluzione migliore per questo Paese è davvero mettere i giovani in silenzio?”>>.

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Una missione per il Partito Democratico

I nomi , anzi i cognomi sono, se ci si ferma un attimo a pensare, sempre gli stessi. Il primario del reparto ospedaliero padre e figlio; il giornalista figlio di …. altro stimato e bravo, televisivo o carta stampata non fa differenza, giornalista. Non inoltriamoci poi fra notai e avvocati, generazioni che si susseguono. Anche gli altri ordini professionali non scherzano, ma sono meno esposti al grande pubblico, si fanno notare di meno. Non è detto che i figli siano meno bravi dei padri, anzi a volte è vero proprio il contrario. Ma siamo certi che per quel ruolo il figlio di … sia il migliore, la persona giusta, non è che in qualche periferia qualsiasi ci sia qualcuno più bravo del figlio di uno che è già arrivato? come si dice in gergo! Se ci aggiungiamo coniugi e parenti acquisiti, ai posti che contano sono sempre gli stessi.

L’ Italia è un paese bloccato. La mobilità sociale non esiste o è ridotta a quasi zero. Gli economisti spiegano questo fenomeno attribuendolo alla mancata crescita economica degli ultimi decenni. Non c’è possibilità per tutti, i posti migliori si tengono per la famiglia e affini. Autoconservazione ? Oppure casta?

Osservato da Napoli o dalla Campania bassoliniana, questo fenomeno somiglia più ad una casta, ma potrebbe essere una visione distorta, meglio non definirla perché le distorsioni non possono influenzare una missione nazionale.

Enrico Morando si occupa di questa materia sul Riformista del 4 maggio 2007, ed afferma che la politica economica del futuro PD dovrebbe essere ispirata a due fondamentali obbiettivi: il ritorno del paese su di un sentiero di crescita duratura nel tempo e un netto innalzamento del livello di mobilità sociale. Ciò si può realizzare solo: sconvolgendo gli attuali equilibri di potere e di profondatrasformazione dei presenti assetti sociali ed istituzionali. Non solo, anche le organizzazioni politiche della sinistra devono essere all’ altezza: la sinistra italiana così com’ è oggi – con i suoi partiti, i suoi sindacati, i suoi rapporti sociali – non può non ammettere di avere avuto una parte importante nel determinare gli esiti sconfortanti che sono sotto i nostri occhi, sia sul lato del mancato dinamismo economico, sia sul lato del mancato dinamismo sociale; dunque, la sinistra deve riconoscere che – com’ è stata ieri e com’ è oggi – essa risulta impari di fronte al compito della promozione della crescita e della mobilità sociale.

Il Partito Democratico nasce con questa missione da compiere, cosa ardua ma non impossibile. Il basso profilo e il posizionamento delle oligarchie non inficia il progetto. Perché si stanno gettando le basi di una nuova sinistra, quella del terzo millennio.

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Veltroni: un cuore e una Capanna

Nell’occasione della raccolta firma per il referendum elettorale, Walter Veltroni si inventò la genialata formula per giustificare la sua non firma: << Se ho deciso di non firmare il quesito - risponde Veltroni - è solo per un motivo di opportunità, per cercare di evitare, vista la mia posizione, ogni possibile contraccolpo nella maggioranza e verso il governo>>.

Ora nell’occasione della raccolta firme da parte di Mario Capanna contro gli OGM, non ha perso tempo di prender penna e firmare…come dire, in questo caso è bene non considerare chi nella maggioranza non la pensa come lui.

Illuminante l’articolo di Benedetto Della Vedova (qui) dal titolo che non lascia spazio a perplessità: Veltroni si iscrive alla lobby anti-Ogm di Capanna

Scarica alcuni articoli sull’argomento, dal giornale Il Riformista (qui) , Il Corriere della Sera (qui) il calendario di Galli della Loggia (qui)

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Festa, farina e f…

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La notte bianca non si farà. Il Comune non ha più fondi, o meglio quelli previsti per l’ evento sono stati già spesi per Piedigrotta, e la venuta del Papa ha impegnato la restante parte. La notizia è quasi certa, nel senso che ancora non c’è un annuncio ufficiale che cancella la manifestazione. Molta la disperazione, specialmente tra chi al Bit di Milano hanno comprato il pacchetto turistico di tre giorni per l’evento nottambulo di novembre a Napoli.

Un lettore del Corriere del Mezzogiorno dell’ 11 settembre, ci informa che il “Festivaleletteratura di Mantova ha prodotto un impatto economico totale nell’ anno 2006 pari a 14.441.520 euro e ha realizzato l ‘occupazione di 104 unità a tempo pieno. I circa 1.400.000 euro investiti hanno generato nell’ area interessata un impatto pari dieci a volte il valore dell’investimento”.

L’ investimento culturale è redditizio, come dimostra Mantova, sia per l’ occupazione, e a Napoli ne abbiamo bisogno come il pane, che per la ricchezza generata dall’ indotto. Il comune di Napoli proprio non riesce a racimolareun po’ di soldi per organizzare. Forse la città non sopporta troppi avvenimenti ravvicinati, tant’ è che nemmeno nessun privato ha pensato di investire dei soldi per la notte bianca, forse il comune dietro la loro spinta si sarebbe dato una mossa. Con troppa leggerezza si sta rinunciando ad una manifestazione che potrebbe produrre, se non dieci almeno cinque volte la ricchezza investita. Mica poco per una città come la nostra.

Il nostro lettore dell’ 11 settembre chiosava la sua lettera al direttore auspicando che la Regione, la Provincia e il Comune rendessero disponibili i dati relativi al 2006 per gli eventi organizzati. Se la cultura è strumento di sviluppo economico, meglio sapere le risorse impegnate e la ricaduta sul territorio. Altrimenti di che parliamo. A titolo d’ esempio sarebbe interessante sapere quanti quattrini sono stati impegnati per la realizzazione del Madre, e a quanto ammonta la sua ricaduta occupazionale, e quali folle di turisti ha smosso verso Napoli. Continuando con il Pan, ai napoletani quanto è costato e quanto ci guadagnano?

Non mi resta che associarmi alla richiesta del lettore, perché l’ annullamento della notte bianca è un’ ulteriore dimostrazione di approssimazione amministrativa che i napoletani devono sopportare, da parte di sindaco e assessori sempre più incompetenti. Dopo un’altra estate di musica, sagre, feste e eventi vari, si sente nell’ aria un acre sapore di festa, farina e fallimento.

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Vecchi arnesi

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L’ anno scolastico a Casal di Principe è stato inaugurato dal Presidente della Camera. Con lui, tra gli altri, l’assessore al ramo della Regione e l’ autore di Gomorra. Dando un ovvio taglio di legalità e lotta alla camorra, visto il luogo simbolo dove si svolgeva la manifestazione. Le contestazioni e i mugugni che durante il simposio hanno caratterizzato alcuni momenti, devono essere presi in considerazione per alcune riflessioni.

Sgombro subito il campo dicendo che l’ ostilità è stata ispirata dal clan dei “casalesi”; che non tutti i cittadini sono malviventi o collusi con la camorra; che lo Stato (governo) non esercita a pieno il proprio ruolo, anzi è più che latitante. Che manifestazioni del genere bisogna farne di più e più volte l’ anno.

Detto ciò, a me pare che si affronti la camorra con un armamentario un po’ vecchiotto, e attrezzi arrugginiti da più di un lustro. Si va in questi luoghi , dando l’ impressione che si dica: siamo qui noi, siamo la legalità, non siamo quelli che stavano prima, e perchè siamo venuti noi la camorra è stata sconfitta. Mi danno queste sensazioni le liturgie che la sinistra mette in campo nel contrasto alla criminalità organizzata. Saranno certamente sbagliate le mie considerazioni, però non è una sensazione che il fenomeno camorristico negli ultimi anni non sia calato d’ intensità, ma abbia esteso la sua ramificazione ed allargato ancora di più i suoi affari. Ed è da circa quindici anni che “ non ci sono più quelli di prima, ma ci siamo noi”.E’ evidente che il contrasto alla malavita organizzata, quando si hanno ruoli di governo, non può essere fatto con enunciati di principi, ma mettere in campo strumenti utili e giusti allo scopo, in primis la repressione e la riduzione delle cause del disagio sociale.

La Campania è una terra dove le ecomafie hanno fatto e fanno affari d’ oro, inquinando intere lande di diossina e chi sa cos’altro, distruggendo agricoltura e pastorizia. Il territorio è disseminatodi cemento frutto di abusivismo edilizio, perpetrato dalle coste all’ entroterra, portato come vanto da chi la commesso. Non parliamo della raccolta dei rifiuti, stendiamo un velo pietoso. La camorra si intrufola in tutti gli spazi economici della regione, e stando alle notizie dei giornali sono i rampanti dell’ economia campana.Se le cose stanno così, vuoi vedere che la camorra non è l’ antistato. Non si sostituisce allo stato. Ma è solo un mezzo. Nelle mani di una “borghesia” spregiudicata che usa la delinquenza per intimidire, aggirare le leggi e i regolamenti per fare i propri affari, legali o illegali non fa differenza. Se è così, non è ridicolo presentarsi in quel modo nel regno dei casalesi? Non è più che giustificato il mugugno del cittadino perbene

Peppe

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Un grillo per la testa

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di Giovanni Meschino

Qualcosa si muove, ancora poco, eppur qualcosa incomincia a risvegliare il popolo che “dorme”. La discesa in campo di Beppe Grillo ha il grande merito di aver iniziato a dare voce alla gente, gente stanca di vedere sempre le solite facce, di sentire sempre le stesse storie e ancora di più stanca di “pagare” sempre per gli sperperi dei soliti noti.

In questi giorni ad uno ad uno, contro Grillo, i “grandi” della politica e dell’informazione stanno facendo sentire la loro voce: chi parla di “professionalità” necessarie (le loro) come se fuori dal Parlamento non esistessero altre “professionalità”; chi parla di stregoneria, chi di terrorismo, chi ci ricorda che la politica si fa soltanto nelle istituzioni…

Ma io vorrei ricordare a tutte queste “professionalità” e ai politici delle “istituzioni” che la loro grande “professionalità” ci ha portati ad essere la nazione europea con il debito pubblico più grande e paradossalmente con gravi carenze infrastrutturali, che molta gente è stanca di vedere sempre le stesse facce che fanno e disfanno senza limiti di mandato. A chi parla di politica da fare solo nelle istituzioni faccio presente che è proprio questo il problema. La politica non può essere fatta per decenni dalle stesse persone chiuse nelle loro “istituzioni” perché si perde il contatto con la realtà.

La politica regola la nostra vita, dai biglietti dell’autobus, alla scuola, alle tasse, etc. Non è giusto, a mio avviso, che il popolo (vero sovrano della nazione) sia di fatto escluso da tutte le scelte ed un gruppo di politici (sempre gli stessi) faccia e disfaccia senza limiti di nessun tipo.

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Un sonoro Vaffa…a Beppe Grillo

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Di Antonio Polito sul Foglio del 11.09.07

(…) Ci vorrebbe qualcuno che pronuciasse un sonoro vaffa per Grillo e per tutti i grillini. Qualcuno che osasse dire la Democrazia senza i partiti non esisite, che oltre i partiti ci sono l’oligarchia della nomenklatuta e l’autocrazia del dispotismo, la Cina e la Russia

Scarica (qui) l’articolo

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Dichiarata la tregua

di Fernando Meschino

E così dovrebbe arrivare la “tregua”… Questa volta mi sento in dovere di riconoscere al Dispensatore di grandi orazioni (tutti ricorderanno la “filippica” contro il gen. Speciale, degna del miglior Demostene), oltre che di stridenti tassazioni, che termine più appropriato non avrebbe potuto scegliere. Saprà certamente, il tracotante TPS, che le tregue vengon dopo le guerre e che gli italiani forse in guerra ci si sentono davvero. Non prenderanno giammai i fucili, come minacciato da Bossi in un eccesso di impeto antifiscalista in quel di Bergamo, ma i poveri, vessati contribuenti del Bel Paese non riescono affatto a rassegnarsi a sacrificare metà dei frutti delle proprie fatiche sull’altare di uno Stato che, ladrone magari non sarà, sprecone lo è senza dubbio. Dopo l’inversione di rotta segnata dalla parentesi berlusconiana, nel 2006 la pressione fiscale è salita di ben 2 punti percentuali, ma lo sa bene il nostro ministro. L’anno scorso, il ferreo Tommaso, incarnazione sbiadita di quel rigore fatto uomo che era Quintino Sella, ci aveva spiegato, alterato dal montare del malcontento popolare contro la Finanziaria, che il carico tributario era stato ridistribuito a favore dei ceti più deboli. Adesso, dopo l’armistizio cui è stato obbligato da una nazione che si sente sventrata come da un lungo bombardamento, senza colpo ferire o pudori, sostiene esattamente il contrario: sollecitato da una domanda del presidente della Commissione Finanze della Camera, il ministro ha riconosciuto che “il carico fiscale non è equamente distribuito”, pur non avendo rimproveri da farsi.
Sarà davvero una tregua, come promesso?? Non vorremmo che si trasformasse in un coprifuoco, in cui le vessazioni avvenissero in modo occulto, anziché alla luce del sole, e si scoprissero quando ormai ad esse non si potrebbe più rimediare, come sovente accaduto in passato.

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Cambiamo tutto per non cambiare niente

di Giovanni Meschino

Il mondo politico è in evoluzione, ha capito che la gente incomincia a non fidarsi più, che il popolo non è più disposto a mangiarsi sempre la stessa minestra.

Il popolo ha capito che le cose non vanno come dovrebbero, che tutti i guasti provocati negli anni passati hanno un prezzo. Prezzo che viene scaricato interamente sulle loro spalle. La gente ormai si è resa conto che i veri responsabile dei danni fatti alla nostra nazione continuano come se niente fosse ad andare avanti!

La preoccupazione dei politici è ormai molto evidente ed ogni loro azione è protesa quasi esclusivamente verso la conservazione, a tutti i costi, delle “poltrone” occupate.

Tra le grandi manovre in corso nello scacchiere politico è visibile a tutti il tentativo di cambiare esteticamente le formazioni politiche. A sinistra assistiamo ai pomposi giri di valzer in corso per la “creazione” del Partito Democratico e a destra si parla sempre più di partito unico. Al centro poi, in modo più o meno palese, tentano di riesumare qualcosa che dovrebbe rassomigliare alla estinta Democrazia Cristiana. Tutte iniziative di grande spessore politico secondo i promotori, ma cosa porteranno di nuovo, di utile per noi del popolo?

Vedere e sentire tutto questo movimento sicuramente confonde le idee e qualcuno probabilmente si fa convincere che la creazione del “Partito Democratico” a sinistra, del “Partito della Libertà” a destra o di una “nuova” Democrazia Cristiana a centro porterebbero grandi vantaggi. Io sinceramente vedo solo possibili grandi vantaggi per i soliti noti.
Cosa può mai significare per noi questo grande sforzo (anche economico) per presentarci qualcosa di nuovo a sinistra, a destra o a centro se a manovrare e comandare sono sempre gli stessi?

Quando ero ragazzo, sentivo parlare di Veltroni, Bindi, Casini, Mastella, etc. ed oggi a distanza di tanti anni sento parlare ancora di loro come se fossero una novità!
Io vi consiglio di lasciare perdere se ci dovete proporre sempre i soliti. Non basta cambiare abito: è arrivato forse il momento di cambiare “monaco”.

Abbiamo tutti capito che la formula è sempre la stessa: cambiare tutto per non cambiare niente.

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Tre Bonus per gli assenteisti…poi il licenziamento

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«I fannulloni saranno licenziabili: i modi esistono già oggi, ma non vengono utilizzati per pigrizia da parte dei dirigenti». Così Il ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais aveva annunciato alla vigilia del rinnovo del contratto della Pubblica amministrazione.

In effetti sarà così, con un codicillo niente male: l’assenza non sia stata sanzionata per almeno due volte nello stesso anno; ossia se un dipendete pubblico risulta presente al suo posto di lavoro mentre è in giro oppure è in vacanza, beh nulla di male basta che non lo faccia per altre due volte…come dire: hai un bonus di due assenze non giustificate, sfruttale bene!

Articolo apparso su Italia Oggi (non-licenziabili.pdf) ;

Commento di Pietro Ichino (ichino-e-lassismo.pdf) e (ichnio-e-lassismo2.pdf)

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Pannella il reietto

Fin quando la conventio ad excludendum era di carattere pratico: << (…)Pannella non ha aderito sin dall’inizio alla costituzione del Partito Democratico>>, allora la decisione di non far partecipare Pannella alle primarie per la scelta del leader, poteva avere un senso.

Ma ora che l’ufficio di presidenza nè da una motivazione di carattere politico, in quanto << persona notoriamente appartenente a forze politiche o a ispirazioni ideali non riconducibili all’Ulivo>> allora la questione è un’altra: il partito democratico sarà o non sarà un partito d’ìspirazione liberale?

Pietro Ostellino sul Corriere della Sera pannella-pd.pdf

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Nessuno tocchi la sindaca

E’ da tempo che con amici discutiamo della situazione dei rifiuti nella nostra città. In questi confronti ciò che appariva (appare) insostenibile è la condotta della sindaca. Infatti, ogni qual volta le viene mossa un qualsiasi forma di critica (seppur oggettiva), reagisce con albagia e disprezzo, non portando mai un contributo positivo alla discussione.

Insomma l’ennesima prova che in questa città i partiti nella società sono praticamente aboliti, le discussioni interne sono praticamente depennate dalle loro agende prevalendo le oligarchie sulla piena sudditanza di noi cittadini.

Sul Corriere del Mezzogiorno ( la sindaca in un altro mondo) e ( gli-usa-smentiscano.pdf)

 

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Lo sguardo al passato

di Francesco Giavazzi dal Corriere della sera del 21 luglio 2007

Dal prossimo gennaio si potrà andare in pensione con 35 anni di contributi e soli 58 anni di età: due in meno di quanto prevedeva la legge Maroni. Per ritornare sul sentiero previsto da quella legge occorre ora attendere sino al 2011. Il fatto che siano stati trovati, nelle pieghe del bilancio dell’Inps, fondi sufficienti per far fronte alla maggiore spesa pensionistica non cambia il messaggio che il governo ha dato ai cittadini. In una società in cui si vive ormai ben oltre gli ottant’anni, si può continuare a lavorare 35 anni e poi trascorrerne altri 30 gravando sulle spalle dei giovani. È una decisione che va nella direzione opposta rispetto a quanto sta accadendo in Europa e nel mondo. In Spagna e Olanda non si va in pensione prima di aver compiuto 65 anni; in Svezia sono richiesti 65 anni di età e 40 anni di contributi; in Germania 63 anni e 35 di contributi; in Francia, dal primo gennaio, si dovrà aver versato 40 anni di contributi; in Svizzera 65 anni e 44 di contributi. Ancora una volta i sindacati sono riusciti a far prevalere l’interesse di una piccola minoranza — i lavoratori vicini alla pensione — sugli interessi generali, in primis dei giovani, i quali dovranno continuare a pagare contributi salati per consentire all’Inps di erogare pensioni a una minoranza di fortunati.

I sindacati hanno «vinto» anche sulla data alla quale si passerà ai 60 anni: il governo chiedeva il 2010. Hanno anche ottenuto che non si rivedessero i parametri che verranno applicati (non oggi, fra dieci anni) a chi andrà in pensione con il metodo contributivo, nonostante la legge Dini imponesse di farlo quest’anno. I dirigenti sindacali avevano l’occasione per dimostrare che non sono una delle tante lobby che difendono i privilegi di pochi fortunati, l’hanno sprecata. È quasi impietoso ricordare alministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ciò che egli scriveva solo pochi anni fa, quando era un membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea: «Deve essere innalzata l’età effettiva di pensionamento … che, nonostante il continuo aumento della speranza di vita, negli ultimi decenni si è ridotta. Attualmente, nell’area dell’euro l’età media effettiva di cessazione dell’attività lavorativa per gli uomini è compresa tra i 58 e i 64 anni; le donne vanno in pensione prima. Di conseguenza, il tempo medio che i pensionati trascorrono in pensione è salito a circa 20 anni, contro i 13 degli anni Sessanta» (Bollettino Bce, aprile 2003). Signor Ministro, Lei ed io apparteniamo ad una generazione di privilegiati, che ancora una volta questa «riforma» ha protetto.

Ma i nostri figli hanno il diritto di sapere perché Lei, in soli quattro anni, ha cambiato così radicalmente idea. Un mese fa a TorinoWalter Veltroni ha detto, citando Vittorio Foa, «la destra è figlia legittima degli interessi egoistici dell’oggi. La sinistra è figlia legittima degli interessi di quelli che non sono ancora nati. Dobbiamo essere conseguenti nell’uso del nostro tempo: dedichiamo almeno un’ora al giorno a discutere se si debba andare in pensione a 57, a 58 o a 60 anni, ma solo qualche secondo a progettare una risposta al fatto che continua ad aumentare il numero dei bambini che vivono in famiglie al di sotto della linea di povertà relativa. C’è un patto fra le generazioni che dobbiamo avere il coraggio di non dimenticare ». Parole sagge. Ma il sindaco di Roma e le schiere di intellettuali, politici, artisti, economisti che firmano appelli a sostegno della sua candidatura alla guida del Partito democratico devono spiegarci che cosa pensano della capitolazione del governo e soprattutto che cosa avrebbero fatto fossero stati al suo posto.Altrimenti la costruzione del Partito democratico continuerà ad essere un esercizio della «vecchia politica »: belle parole per non prendere alcun impegno preciso.

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