Archivio della categoria: costume & società

E io pago

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Cinque euro a testa, questo è la quota che ciascun italiano (57 milioni) dovrà sborsare per il famoso prestito-ponte per riesumare la salma dell’Alitalia. Intanto in sede comunitaria la legittimità viene contestata sia da Ryan Air che da British Airways e Scandinavian Airlines. La Commissione ha bisogno di tempo per agire, e i tempi di un’istruttoria comunitaria sono troppo lunghi rispetto ai tempi della borsa e dell’economia reale. Ricordate come andò a finire la vicenda legata al controllo di Telecom Italia?? Era chiarissimo che il ricorso alla golden share non avrebbe ottenuto il disco verde di Bruxelles, ma il semplice fatto di averlo agitato, assieme a una serie di altre minacce più o meno credibili e a un generale clima di ostilità, hanno spinto la “cordata tex-mex” (At&t e América Mòvil) alla ritirata.

La ritirata, ecco un termine che spesso si presenta nel nostro mercato quando la tutela statale (o politica) e i veti sindacali regolano il nostro mercato. Proprio quel sindacato dove in Alitalia raggiunge un tasso pari al 77,9 % e per i controllori di volo ci sono addirittura 13 sigle sindacali dove la più piccola, come dice Stefano Livadotti nel suo libro L’altra casta – inchiesta sul sindacato << potrebbe riunire la sua base nel tinello di casa del segretario: gli iscritti sono 5, ma sono stati capaci di far cancellare 320 voli in un giorno>>.

Intanto, Berlusconi intende prendere tempo con la commissione europea, supplicando addirittura Barroso di concedergli un po’ di tempo prima della mannaia della bocciatura, e se è vero che si paventano ipotesi d’intervento di capitale di Sviluppo italia o cassa di deposito e prestiti (entrambe controllate dallo stato), il cittadino è costretto ancora ad imprecare: e io pago!!

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Jean-Cyril Spinetta for president

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Qualche anno fa, il think tank Glocus, diede vita ad un discussion paper dal titolo: Formare, selezionare e rinnovare la Classe Dirigente Italiana.

Nella sua introduzione riportava una possibile definizione di classe dirigente:

Per classe dirigente intendiamo piuttosto l’insieme delle persone in possesso di caratteristiche di natura personale e culturale che le rendono idonee - da un punto di vista intellettivo, morale e di standing - ad occupare posizioni di comando nei campi dell’economia, della politica, della cultura ed in generale della società.

Relativamente alla questione Alitalia, verrebbe da chiedere quanto collima la definizione di cui sopra con l’atteggiamento di un’intera classe dirigente (management, politca, sindacale)??

Credo che Jean-Cyril Spinetta, presidente e amministratore delegato della compagnia aerea Air France e Air France-KLM, abbia qualcosa da dire in merito.

Scarica l’articolo di Lanfranco Pace sul Il Foglio (qui)

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Solo i parroci possono salvare i Cheyenne

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Il re è nudo…e con lui i vari cortigiani. Il regno è quello di Bassolino. Una crisi che rileva l’asfittico sistema politico cittadino. Un partito di maggioranza relativa che si è mostrato negli anni sempre più oligarchico e conseguenzialmente autoreferenziale, ingessando qualsiasi dibattito interno. Come sempre è mirabile il commento di Emanuele Macaluso sulla situazione campana.

Scarica l’articolo dal Riformista (qui)

Tutto ciò non si placa!. Andando a spulciare la lista dei totocandidati in Campania, si capisce che nulla cambia. Come sempre pungente il commento dell’amico Ugo Della Corte, parafrasando il tutto al vile massacro dei Cheyenne ad opera del Colonnello Chivington:

di Ugo Della Corte

occupando l’importante posizione di comandante di un distretto militare, che gli ha concesso l’onore di governare tutto ciò che rientra nei suoi poteri, ha deliberatamente organizzato ed eseguito un folle e vile massacro in cui numerose sono state le vittime della sua crudeltà. Egli conoscendo chiaramente la cordialità del loro carattere, avendo egli stesso in un certo senso tentato di porre le vittime in una condizione di fittizia sicurezza, ha sfruttato l’assenza di alcun tipo di difesa e la loro convinzione di sentirsi sicuri per potere gratificare la peggiore passione che abbia mai attraversato il cuore di un uomo“.

Non è il commento di un elettore Campano del PD dopo aver letto le liste elettorali, ma le risultanze del Comitato per la condotta della guerra al termine dell’indagine sulle responsabilità per il massacro di Sand Creek realizzato ad opera del colonnello Chivington ai danni delle tribù Cheyenne e Arapaho.

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La porcata di fine legislatura

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In un paese “normale” se qualcosa deve essere fatta entro una certa scadenza è perchè quella data di scadenza è ritenuta essenziale e confrome con principi di sana amministrazione. Tutto questo ripeto, in un paese “normale“.

Naturalmente, in Italia tutto questo non accade e chiunque può far conto sulla possibilità di proroga dei termini perentori facendo affidamento sulla propria lobby di riferimento.

L’odioso decreto milleproroghe (leggi) che sta alzando la spesa pubblica con il consueto beneplacito dei due schieramenti, è prova evidente di ciò che accade, e che sciaguratamente è già stato convertito in legge (leggi).

Tra i numerosi articoli del decreto, ve ne evidenzio uno in particolare - sarà per una mia idosincrasia - che mette in evidenza il folle meccanismo dei concorsi universitari che consente di creare posti di idoneità per ogni concorso di ordinario, associato, etc.. Vi segnalo l’articolo del Sole24 ore dove spiega minuziosamente la porcata perpretata (leggi).

Tutto questo, non sembra essere una notizia, nè per i benpensati intellettuali di sinistra, troppo occupati a segnalare le leggi ad personam - degli altri naturalmente - , e nè tantomeno per la classe dirigente sindacale invasa a coalizzarsi efficacemente per allargare allegramente i cordoni della borsa, in cambio di immediati particolari consensi tra i suoi iscritti.

Vi suggerisco la meritoria iniziativa de La Voce.info (Leggi l’introduzione della redazione) la quale, tramite un suo abituale editor (Articolo di Tito Boeri), cerca di effettuare la solita “vigilanza rivoluzionaria”, e che purtroppo, non saranno riprese da nessun organo di informazione; non, almeno, con quella ampia risonanza e clamore che meriterebbero.

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Cultura e Turismo in Campania

Ricevo e pubblico una riflessione di Ugo Della Corte sulla programmazione culturale nella Regiona Campania, pubblicata su Repubblica il giorno 29 febbraio.

Leggi (qui)

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O Roma o Orte

flaiano.jpg di Ugo della Corte

Già da giorni è cominciato in città il tambureggiante annuncio delle possibili candidature per le prossime elezioni politiche. Dai salotti alle redazioni alle sedi politiche ed istituzionali è tutto un rincorrersi di voci, annunci e boatos. Tutte le indicazioni per la verità, sembrano sostenute da inappellabili ragioni di opportunità e assoluta necessità per le sorti del Paese.

Bisogna tener conto però dei sondaggi sulle possibili percentuali di consenso delle varie forze politiche. E non si può d’altro canto deludere le aspettative di chi, dopo aver avuto a vario titolo responsabilità politiche ed amministrative nella regione Campania, in questo cosi grave momento non trova di meglio che cercare di andare a svernare in lidi più accoglienti. Si rende quindi necessario immaginare un ampliamento delle possibilità di collocazione.

L’impresa, ancorché difficile, non è disperata. Non resta, infatti, che applicare l’indicazione del caro Flaiano: “o Roma o Orte.”

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Il forum e il ruolo della cultura

A fare cultura non ci s’improvvisva. Un richiamo, da parte di Ugo della Corte, affichè il forum della cultura non diventi il solito contenitore dai << risultati a dir poco modesti>>

Leggi l’articolo, di Ugo della Corte, apparso su Repubblica l’11 febbraio 2008 (qui)

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Sfinimento di un uomo, sfinimento di una nazione

La fotografia di un soldato statunitense in un bunker afghano è il miglior scatto dell’anno. L’immagine, colta dal britannico Tim Hetherington per la rivista Vanity Fair, ha vinto la 51esima edizione del World Press Photo, uno dei più prestigiosi premi foto-giornalisti del mondo. Mostra lo «sfinimento di un uomo, e lo sfinimento di una nazione», ha spiegato la giuria nel fornire le motivazioni della sua scelta.

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Il giorno della smemoria di Rai3

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Dopo pochi giorni dal giorno della memoria, a Torino è bufera e tira aria di boicottaggio della prossima Fiera del Libro di Torino (8-12 maggio 2008). La presenza dello Stato d’Israele come ospite d’onore, in occasione dei sessant’anni dalla sua fondazione, è stata strumentalmente interpretata dalla sinistra radicale come uno schiaffo alla causa palestinese.

Programmi, dirette, servizi e speciali giornalistici, testimonianze e ricostruzioni storiche, pubblicizzazione di siti internet e applicazioni multimediali. Rai3 è stata sempre in prima linea per la celebrazione del giorno della memoria.

Chissà se alla Serena Dandini, che ogni domenica sera accoglie sul suo rosso divano, con la lingua penzoloni, le personalità più autorevoli della sinistra nostrana, possa pensare di invitare uno scrittore israeliano, oppure Fabio Fazio ed al suo mirabile autore Michele Serra pensino di stigmatizzare quanto sta accadendo.

Assordante, secondo Aldo Grasso, il silenzio della tv dopo le accuse agli organizzatori della fiera di Torino del libro, per la decisione di avere Israele come ospite d’onore.

Scarica (qui) l’articolo apparso sul Corriere della sera on line del 05.02.2008

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Passioni, tradimenti e piripacchi

Ricevo e pubblico un articolo di Ugo Della Corte, apparso su Repubblica il 23 gennaio

Caro Direttore,
leggendo di alcune reazioni alla convention organizzata sabato dalla rivista Mezzogiorno Europa in un albergo cittadino vengono alla mente i versi di Raffaele Viviani. Un innamorato deluso e abbandonato avverte la sua ex fidanzata della reazione a cui il suo status e la situazione lo costringono.

E sissignore: m’ha fatto piacere
ca t’hê truvato a n’atu ‘nnammurato!
Ma, pe’ favore, almeno ‘int’ ‘o quartiere,
nun fa’ accapi’ ca m’hê licenziato,
si no t’aggi’ ‘a sfriggia’… pe’ dignità
.”

Grandi problemi grandi passioni grandi tradimenti, dopo i piripacchi del teatro delle marionette il teatro dialettale di grande tradizione.
La situazione sta già migliorando.

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Risposte e silenzi delle provincia di Napoli

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Pubblicato sul sito Leftwing
di Roberto Defez e Guido Fusco

Qualche giorno fa abbiamo pungolato l’amministrazione della provincia di Napoli, da sempre governata dai Verdi, sulla raccolta differenziata dei rifiuti in Campania. Dall’ufficio stampa della provincia riceviamo un elenco analitico delle spese sostenute in questo campo. Ebbene, avevamo detto che la provincia di Napoli ha speso, nel solo 2007, 150.000 euro. Ci eravamo sbagliati, sono 217.000, con somme variabili tra comune e comune -scarica (qui) l’elenco analitico, inclusivo delle spese stanziate anche per altre annualità-. Va detto che sono i comuni e le regioni che si devono occupare di rifiuti, quindi ogni euro speso dalla provincia è un euro in più rispetto a quanto dovuto.

Ma non basta. Nel 2007, l’unica annualità che abbiamo analizzato, ci sono ancora due milioni di euro spesi per la raccolta differenziata. In questo caso si tratta di fondi POR, ossia fondi regionali, che non potevano essere spesi per altri scopi. Ma come certifica l’ufficio stampa della provincia di Napoli, questo è stato fatto. Ed ecco come sono stati spesi i fondi: redazione di Linee Guida programmatiche (€ 240.000); potenziamento dell’Osservatorio provinciale dei rifiuti (fornitura di attrezzature informatiche: € 360.000; realizzazione sito web: € 48.000; consulenza specialistica: € 48.000); personale dipendente per attività non ordinaria (€ 153.000); fornitura di macchinari e attrezzature per la sperimentazione di sistemi di raccolta differenziata (€ 660.000); campagna di sensibilizzazione (€ 336.000); organizzazione e/o partecipazione a seminari e convegni (€ 120.000); pubblicazione bandi (€ 35.000). Totale fondi POR: € 2.000.000.

Salutiamo con piacere il fatto che nell’assestamento di bilancio del 2007, ma a valere solo dal 2008, sia stato possibile grattare ancora 1.233.000 euro. Anche qui si tratta di fondi non dovuti, ma decisi autonomamente dalla provincia, il che dimostra come il problema sia sentito. Va detto, però, che si parte quasi da zero. Sulla piantina del sito web della provincia di Napoli, al link “Sistema informativo sui rifiuti”, la stragrande maggioranza dei comuni ha un inquietante colore grigio, che significa raccolta differenziata minore del 10%. Quindi c’è davvero da rimboccarsi le maniche. Anzi, visto che abbiamo trovato un’amministrazione così sensibile al tema, vorremmo avanzare un invito: perché, prima che si decidano le spese da sostenere per l’anno, non stanziare l’1 per cento del bilancio annuale della provincia di Napoli in raccolta differenziata? Sappiamo che ora la quota per il 2007 è dello 0,4% (2.217.000 su circa mezzo miliardo di euro del bilancio annuale) e che quindi significherebbe aumentare di 2,5 volte la spesa del 2007, ma forse è davvero venuto il momento di fare uno sforzo eccezionale. Notiamo tra l’altro che dall’ufficio stampa della provincia non ci è arrivata smentita all’altra cifra che avevamo paragonato a quella della raccolta differenziata: i 7,5 milioni di euro (l’1,5% del bilancio annuale) investito in manifestazioni culturali. Non si potrebbe forse raschiare un po’ anche da quel capitolo di spesa?

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Evergreen campano

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Chissà cosa hanno pensato i verdi del sole che ride, che per difendere l’operato del ministro dell’ambiente, messo sotto accusa per il grave scandalo dei rifiuti in Campania e per i danni irreversibili subiti dall’ambiente, hanno comprato intere pagine di quotidiani. Forse, con i soldi spesi per questo annuncio avrebbero potuto contribuire a far smaltire un poco di sacchetti che invadono strade e piazze di Napoli e di buona parte della Campania. Ricordo ancora, che, da tempo immemore, il <<potere verde>> a Napoli; ricopre la cariche sia di Presidente della Giunta della Provincia di Napoli che, notoriamente, ha notevoli competenze in materia ambientale, sia di assessore all’ambiente del capoluogo partenopeo.

L’articolo la sagra dei rifiuti, scritto insieme a Roberto Defez e pubblicato su Leftwing.it, è stato ripreso dal Mattino del 16.01.08

Scarica l’articolo del Mattino (qui)

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I treni dei deportati campani

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Ricevo e pubblico un articolo di Ugo Della Corte apparso su Repubblica.

Caro Direttore,

in un bel film di qualche anno fa “Train de vie” il regista rumeno Mihaileanu, racconta dello straordinario espediente messo in atto dagli abitanti di uno shetl dell’ Est Europa.

Preoccupati per l’imminente arrivo delle truppe naziste che li avrebbero avviati ai campi di concentramento gli abitanti del villaggio decidono di deportarsi da soli. Nessun’altra soluzione appare possibile di fronte alla catastrofe che incombe su di loro. Dispiace quindi che i simpatici coniugi nolani Giusi e Sergio cerchino una soluzione individuale ai gravi problemi che ci affliggono come cittadini campani.

Chiedono, infatti, asilo alla Svizzera !!! Ancora una volta l’individualismo meridionale fomite e fonte di tanti problemi si rippresenta.

Troviamo una soluzione collettiva che ci riguardi come comunità! Non carichiamo di sacchetti di “Munnezza” treni, navi, camion e presto qualche burlone proporrà anche aerei, carichiamoli invece di cittadini campani e inoltriamoli verso altre regioni.

Mi rendo conto che la soluzione appare improbabile ma come dice il rabbino del villaggio di fronte alla proposta di autodeportazione fatta da Schlomo il matto “Vaneggia, … ma se dicesse la verità.”

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La sagra dei rifiuti

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pubblicato sul sito Leftwing.it

di Roberto Defez e Guido Fusco

Il nostro Governo si è finalmente svegliato ed ha deciso che la Campania ha bisogno di tre termovalorizzatori e di un numero imprecisato di discariche. Sarebbe serio che una volta esaurita la fase acuta dell’emergenza, alcuni nodi strutturali venissero al pettine per essere d’esempio ai politici ed amministratori campani che credono che la gestione della cosa pubblica significhi visibilità, impatto mediatico, feste di paese e mandolini. In questi giorni sono finiti sulla graticola mediatica la coppia di ferro Bassolino-Iervolino ed il Ministro Pecoraro. Grande assente dalla gogna mediatica il presidente della Provincia di Napoli Dino Di Palma. Strana assenza questa, dato che la presidenza della Provincia di Napoli è per dogma feudo esclusivo dei Verdi in Campania. Qualcuno potrebbe forse finalmente mettere il naso nei bilanci della Provincia che stranamente non sono disponibili sul sito web per vedere quanto è stato investito da Di Palma in sagre paesane ed onorari ad artisti più o meno famosi e quanto invece nella promozione della raccolta differenziata dei rifiuti. Si perché la raccolta differenziata dei rifiuti, secondo i Verdi, è l’unica opzione perseguibile per risolvere il problema dei rifiuti ed i termovalorizzatori servono solo a disseminare morte e veleni.

Vi facciamo questa domanda: avendo 8 milioni di euro da spendere come li hanno divisi tra le manifestazioni canore e la raccolta differenziata?

La soluzione ve la daremo tra poco.

I Verdi italici hanno inanellato una serie di successi in questi anni e forse è il caso di metterli in fila per averne una visione d’insieme.

  • Hanno gettato a mare una intera generazione di fisici ed ingegneri nucleari e la cultura tecnologica delle uniche centrali elettriche che non emettono anidride carbonica, per poi andare ad importare energia elettrica da centrali nucleari poste ai nostri confini, e generalmente sopravento, in modo da averne tutti i danni possibili, nessun vantaggio, oltre a pagare l’energia molto più dei nostri competitori europei.

  • Hanno chiuso la ricerca nelle biotecnologie agricole distruggendo una generazione di scienziati, frustrando una classe di studenti di biotecnologia ed esponendo il nostro Paese alle bizzarrie dei prezzi delle derrate alimentari mondiali che stanno causando le attuali impennate dei costi dei prodotti alimentari. Quello che vediamo in questi mesi è solo un prologo di quello che ci attende. Il prossimo 25 gennaio la società di analisi economiche Nomisma (fondata da Prodi) esporrà il suo ultimo rapporto sul futuro della soia e del mais nel mondo decretando che:

    - non è possibile immaginare di avere filiere alimentari senza soia e mais da OGM che già da 10 anni servono, come mangimi, a fare prodotti DOP ed IGP come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele, etc;

    - L’ Italia produceva nel 2001 il 98% del mais di cui aveva bisogno e nel 2006 solo l’86%, intanto il prezzo del mais è raddoppiato e quello del grano duro triplicato (l’Italia è il primo importatore al mondo di grano duro!);

    - Se non smettiamo di perseguire questo sogno dell’OGM-free oltre a perdere la coltivazione del mais (la soia è già persa) non si faranno in Europa nemmeno più le carni di manzo e maiale con danni economici stimabili dell’ordine di varie decine di miliardi di euro.

  • Hanno cercando di imporre un’alimentazione derivante dalla sola agricoltura biologica come se ci avessero raddoppiato gli stipendi e come se agricoltura biologica fosse sinonimo di sicurezza alimentare. Per chi ancora non se ne fosse reso conto, in gran parte i fertilizzanti usati in agricoltura biologica sono le famose farine animali bandite anni fa come mangimi zootecnici (visita il seguente link) . Una simile dittatura alimentare fa perlomeno strage non solo del buon senso e del portafoglio, ma anche del diritto dei consumatori vegetariani a non volere alimentarsi con insalatine cresciute in un sorta di camposanto.

  • Sia nel caso dei termovalorizzatori che nel caso delle coltivazioni da OGM l’argomento usato dai Verdi è lo stesso: non si possono fare perché nei pressi si trova un’area ecologica, un parco naturale, una zona di produzione tipica di un alimento. L’occupazione del territorio da parte dei Verdi è un aspetto che ci dovrebbe preoccupare tutti perché è l’anticamera per andare a dettare legge a decine di chilometri di distanza su ogni possibile attività umana. Chi ha avuto modo di leggere la nuova bozza di legge sull’agricoltura biologica vi può scoprire che alla voce Aree Verdi Pubbliche la legge recita: “Devono essere coltivate con metodi biologici”, in evidente dispregio delle prerogative regionali, comunali e circoscizionali. Ma sopratutto viene istituito il “distretto produttivo biologico” che ha una superfice limitata, ma estende a dismisura i suoi effetti sulle aree circostanti subordinando di fatto qualunque altra attività.

Serve un’attenta vigilanza per evitare che forze politiche irresponsabili, che hanno già portato la Campania allo stato in cui si trova, estendano ora il loro raggio d’azione all’intero territorio nazionale. Gli entusiasmi filo-ambientalisti di Walter Veltroni e la firma che ha accordato al documento di Mario Capanna contro gli ogm mostrano la fragilità della dirigenza nazionale del Pd, ma se la guida non è salda e capace di guardare lontano non sarà solo la Spagna a tallonarci come Pil individuale. E i rischi per la tenuta del paese si faranno sempre più gravi.

PS: I numeri cui accennavamo nell’indovinello iniziale sono:150.000€ per la promozione della raccolta differenziata, cifra da dividere per i 91 comuni della Provincia tranne Napoli e 7,5 milioni di € per le sagre paesane, concerti e feste di piazza: chi semina vento raccoglie tempesta.

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Il fallimento della Campania

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Ricevo e pubblico un articolo di Giuseppe Oliviero - Presidente CNA Napoli

La grave crisi causata dall’emergenza rifiuti a Napoli ha generato e fatto emergere in tutta la sua drammaticità aspetti che sono stati da sempre elusi.

Il vuoto della politica, la evanescente rappresentanza del mondo dell’impresa, l’ambiguità del sindacato, l’enorme incertezza sul futuro, hanno reso evidente l’ incapacità di una classe dirigente nell’affrontare, prima ancora delle continue emergenze, le sfide che la complessità campana e napoletana esprime.

Un sistema di responsabilità, quindi, che va ben oltre le categorie citate dai media.

La crisi danneggia i settori più deboli della nostra società, e tra questi l’artigianato e la piccola impresa ne rappresentano una parte importante, e non possiamo fare a meno di assumere una posizione di netta condanna nei confronti di quanti hanno reso l’emergenza sistemica; tuttavia anche il mondo delle imprese e soprattutto quello della grande impresa hanno una parte di responsabilità rilevante nel fallimento del sistema Campania per aver assunto atteggiamenti di sudditanza, settoriali e consociativi, nei confronti del potere politico privilegiando rapporti ed interessi particolari a scapito di quelli generali, piuttosto che stimolare il cambiamento.

Il cambiamento deve pervadere anche noi! ecco perché per affrontare l’emergenza rifiuti, ma anche per dare un diverso futuro alla nostra città ed alla nostra regione ,occorre che si costruiscano spazi comuni dove tutti possano contribuire alla costruzione del processo di scelte certe e condivise: in questi anni tutto si è fatto tranne che assumere scelte. In questo processo rivendichiamo un nostro ruolo pronti a fare la nostra parte.

Non mi appassiona la discussione sulle dimissioni di Bassolino e di altri, eventualità tra l’altro assolutamente remota. In politica prima o poi i conti si pagano e quando non interviene la magistratura intervengono gli elettori, sperando che almeno questa volta il rinnovamento della politica non sia indotto da vicende giudiziarie ma da processi di crescita e di consapevolezza collettivi; mi appassiona, invece, la sensibilità dei governanti nel fare autocritica comportamento estraneo alla cultura politica dei nostri vertici istituzionali. Fare autocritica significa passare dalle “consulenze” alle competenze, dare segnali netti di discontinuità, ragionare in una prospettiva che non si limiti alle emergenze, che individui un disegno più ampio capace di affrontare concretamente il tema dello sviluppo della nostra regione in un clima di collaborazione e di partecipazione non solamente annunciato ma reale. A questa sfida il mondo dell’impresa non può e non deve sottrarsi.
E’ ora che in Campania si affermi una nuova classe dirigente. L’attuale quadro politico tanto nel centro destra quanto nel centro sinistra, appare sempre più autoreferenziale, rappresentante solo di se stesso e di un sistema del consenso e della clientela che non regge più.

Nel concludere mi viene in mente l’ultimo racconto di Eva Luna, il libro di Isabel Allende: il protagonista un fotografo di fama, nel raccontare l’eruzione di un vulcano che stacca ghiacciai eterni e provoca così valanghe di fango tragedia indotta da un fenomeno naturale si trova a condividere le ultime ore di vita di una bambina sopravvissuta che gli “affida la propria paura, e cosi senza volerlo lo obbligò ad affrontare le sue”. Lui le sta accanto e partecipa a quel dolore dimenticandosi le ambizioni giornalistiche, la fama e scoprendo, ora dopo ora, le sue debolezze, la sua interiorità, ritrova se stesso mentre la bambina bloccata nel fango lentamente si spegne. Superata la tragedia il famoso fotografo, riappropriandosi della sua memoria smetterà di cercare la notizia, imparando a guardare il mondo senza “il fermo immagine della macchina fotografica”.

Io spero vivamente che Napoli non condivida il destino di Azucena la bambina e che, invece, i nostri politici e quanti hanno a cuore la nostra città facciano come Rolf Carlè, il fotografo che ritrovato il senso delle cose cambia il proprio modo di sentire la vita e di vedere il futuro, di agire.

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