Archivio della categoria: costume & società

La fede nell’urna

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<<Le elezioni presidenziali americane del 2008 saranno decise su una questione di fede?>>

Con questo punto di domanda inizia il lungo articolo dell’amico Massimo Faggioli, ricercatore al Jesuit Institute at Boston College, pubblicato dalla rivista Il Regno - Scarica l’articolo (quì) Stati Uniti la fede nell’urna -

Nella sua disamina, Faggioli mette in evidenza - usando anche paralleli con le passate elezioni - come la <<questione di fede>> è al centro della lunga campagna elettorale dei due candidati.

Il tutto è affrontato con la dovizia e professionalità del ricercatore - già per altro  noto per il suo bel libro  Breve storia dei movimenti cattolici (qui) - ben lontani da quei toni garibaldini italici quando si affrontano tematiche che afferiscono alle questioni religiose.

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Giù la maschera

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Vi è mai capitato di leggere qualcosa per poi dirvi tra voi e voi: cazzo ma perché non l’ho scritto io?. A me è accaduto non poche volte, probabilmente il motivo va ricercato nella mia stessa incapacità di raccontare con leggerezza ciò che penso. Ad ogni modo mi rallegro del fatto che almeno le penso.

Nella fattispecie non avendolo scritto, non mi rimane che citarlo e segnalarvelo con ammirazione il Pamplhet di Adolfo Scotto di Luzio Napoli dei molti tradimenti (qui)

Più di qualcuno potrebbe già iniziare a strorcere il naso al titolo per commentare poi: (…) ecco il solito repertorio delle tristezze napoletane, oppure (…) la solita dissertazione socio-politica della città dai mille volti. Bene, Scotto di Luzio non fa altro, come magistralmente recensisce su La Repubblica Paolo Macry (quì), che mettere << a nudo i miti della sinistra>>, smascherando tutti quei luoghi comuni che sono serviti a camuffare e non a dire!

Inoltre è di ieri, un intervento dell’autore su il Riformista (qui), a proposito della tanto declamata: questione meridionale. Di seguito, una lettera al direttore di un lettore in merito all’articolo di Scotto di Luccio con la rispettiva risposta di Antonio Polito (qui)

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I capistazione e i governanti

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di Guido Fusco, pubblicato su La Repubblica del 26.07.2008

La cabina di regia per il rilancio del turismo in Campania si è appena insediata e già assistiamo al profluvio di dichiarazioni (Scarica l’intervista a Giovanna Martano) ispirate e risolutive. Circa l’efficacia e la portata di alcune di queste viene in mente la fulminante battuta di Massimo Troisi che a proposito del merito attribuito al Duce di far viaggiare i treni in orario si chiedeva se non sarebbe stato meglio nominarlo capostazione piuttosto che affidargli le sorti del paese.

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Quando i numeri sono impietosi

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Ricevo e pubblico una rilfessione dell’amico Ugo Della Corte

I dati economici che in questi giorni vengono resi noti da istituti diversi hanno in comune l’indicazione drammaticamente definita in percentuali e valori assoluti di una situazione di crisi inequivocabile.

La situazione in Campania e più in generale nel Mezzogiorno assume un rilievo che va oltre il dato congiunturale dell’intero paese e mostra sconcertanti indicazioni se per quanto riguarda la nostra regione si procede ad una lettura disaggregata del dato generale.

In uno dei settori, quello dei servizi e del terziario di mercato, che in questi ultimi anni ha maggiormente goduto dell’attenzione e di significativi flussi di risorse da parte della regione Campania, si registrano gli elementi di crisi più gravi con una perdita di occupati che nel primo trimestre 2008 si riduce di ben 26000 unità rispetto allo stesso periodo del 2007.

Il saldo complessivo dal 2004 ad oggi di meno 90.000 occupati di per se terribile assume nel contesto campano una dimensione spaventosa ,secondo per dimensione solo a quello della Calabria e comunque in assoluta controtendenza rispetto ad altre regioni del sud.

Su questo quadro pesa certamente la drammatica crisi dei rifiuti ma soprattutto il fallimento di una politica di sostegno ed incentivi che non ha contribuito in nessun modo all’ammodernamento ed allo sviluppo di uno dei settori, quello dei servizi avanzati, che maggiormente contribuiscono alle dinamiche occupazionali.

L’attivazione di programmi iniziative e disseminazione di elementi di informazione conoscenza e tecnologia, soprattutto per le aree urbane, è stata carente e certamente improduttiva visti i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

I poderosi investimenti per migliorare “l’immagine” piuttosto che selezionare per meriti e capacità una imprenditoria di valore hanno spesso contribuito alla realizzazione di iniziative fuori da ogni logica di progetto e di visione strategica generale. Sono peraltro mancate corrette pratiche di valutazione affidate a corretti e condivisi criteri di valutazione. Tutto questo accade in una situazione che risulta peraltro significativamente dotata di asset strategici che dovrebbero costituire se solo dignitosamente utilizzati potenti motori di sviluppo:risorse finanziare, ambientali, di conoscenza , culturali.

Pure è inutile cercare traccia di tutto questo nel dibattito politico di queste settimane, anche l’affollata e accaldata assise del PD tenutasi alla stazione marittima ha avuto come elemento centrale di riflessione e di contrasto non un idea di governo della regione per i prossimi anni, tanto meno le differenziazioni tra i gruppi hanno riguardato diverse valutazioni sulle scelte da operare in materia di sviluppo.

Forse e il caso, se ancora siamo in tempo, di introdurre anche nel dibattito di queste ore sugli assetti del PD campano ulteriori elementi di novità, abbandonando atteggiamenti da Mandarini, che risultano incomprensibili e assolutamente incongrui ad un confronto che di ben altri elementi dovrebbe vivere se pensa di interessare un opinione pubblica che potrebbe presto passare dallo sconcerto al rifiuto.

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Non credete al cavallo, troiani (napoletani)

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L’assessore al Turismo della regione Campania, Claudio Velardi dal suo Blog, fa sapere che il suo assessorato non finanziaerà più il concorso ippico di piazza del Plebiscito. << (…) l’anno prossimo il mio assessorato non lo finanzierà più. Così come non finanzierà più iniziative che non siano strettamente collegate ad una strategia di promozione e rilancio del turismo a Napoli e in Campania.>>

L’amico Ugo Della Corte, era intervenuto sulla kermesse ippica scrivendo un articolo su Repubblica del’11 giugno (vedi il post)

Riporto di seguito la lettera scritta da Ugo Della Corte all’assessore Velardi

Caro Assessore, ho molto apprezzato le sue dichiarazioni in merito al concorso ippico di Piazza del Plebiscito, si può essere d’accordo o no, ma non si può negare che abbiano il merito della chiarezza affrontino la questione senza fumisterie retoriche e siano orientate al principio di responsabilità che sempre dovrebbe accompagnare le scelte di chi amministra risorse pubbliche.

Orientare l’impiego delle risorse, per altro cospicue, per l’organizzazione di eventi che promuovano il turismo,ad una serie molto limitata di regole precise come è nelle Sue intenzioni e ribadisco nelle responsabilità dell’Assessore al Turismo non mi pare cosa cosi sconvolgente e tale da suscitare il tipo di commenti che si è potuto leggere.

Significativi tutti , i commenti , da quelli predittivi vagamente iettatori circa il Suo futuro a palazzo S. Lucia a quelli podistico - equestri fino a quelli accigliati in cui il termine assessore telematico viene usato come denuncia di sinistra perversione comunicativa.

Nessuno però mi pare almeno fino ad ora ha, a parte e non a caso un’imprenditrice come la signora Naldi, risposto in maniera pertinente ad una questione che non attiene ad una disputa teologica ma molto più banalmente ad un principio di sana e corretta gestione di risorse pubbliche, opportuna programmazione e valutazione dei risultati in termini scientificamente corretti e confrontabili.
Altro che popolo regnante e promuovente!!

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La corsa dei cavalli

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Il 4° concorso ippico si svolgerà da giovedì 12 a domenica 15 giugno 2008 nella piazza del Plebiscito a Napoli

Ancora una volta, Ugo Della Corte su Repubblica del 11 giugno (scarica l’articolo) si chiede che una pecularietà di questi eventi << (…) è la trasparenza delle procedure ed il principio di responsabilità per quanto attiene ai risultati>>

Giusto per restare in tema ippico, non ce ne vorrà male il buon Totò ( io non so se l’erba campa e il cavallo cresce, ma bisogna avere fiducia ) se noi crediamo all’impossibile ma mai all’improbabile.

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Le bellezze complementari

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“Era il senso della bellezza che la liberava di colpo dall’angoscia e la riempiva di un nuovo desiderio di vivere”. Questa frase è rimasta impressa nella mia mente, dopo aver letto durante la mia adolescenza, l’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera.

Ecco che questo senso è riapparso ieri, durante una mia breve vacanza che io e mia moglie abbiamo trascorso nella Maremma toscana con alcuni amici.

Non si tratta della fascinosa aria che si respira in queste zone, né tanto meno dei panorami mozzafiato che si possono assistere dalle colline verso Grosseto, ma di un progetto economico - i vari governi Italici farebbero bene a prendere lezione - ed architettonico partorito dal solito Renzo Piano. Vi parlo dell’azienda vinicola Rocca di Frassinello.

Non voglio assolutamente pronunciarmi ed avventurarmi sulla descrizione dei grandi vini prodotti da quest’azienda, anche perché, pur essendo un amatore del vino, non appartengo assolutamente alla schiera dei tanti che filosofeggiano sull’edonismo del vino e di tutto il mondo che vi circonda. Sono meramente un’amante della bellezza tout court, e solo di quella voglio parlarvi.

L’azienda si trova vicino a Giuncarico, nel comune di Gavorrano, in piena Maremma, a pochi chilometri dal mare di Castiglione della Pescaia. Il poeta John Ruskin diceva che non c’è architettura tanto altera quanto quella che è semplice. Bene quella dall’architetto Renzo Piano è mostruosamente semplice una semplicità che risulta essere la gloria dell’espressione di ciò che deve raccontare quel luogo, pensare con semplicità e grandezza nello stesso tempo.

L’azienda si sviluppa soprattutto sotto terra, dove due livelli distinti incorniciano la barriccaia (dove la movimentazione delle barriques avviene attraverso bracci telescopici progettati ad hoc…un qualcosa che vi lascia a bocca aperta), ospitando la tinaia in acciaio, il magazzino e l’imbottigliamento. Fuori una torre, ed ai suoi piedi una sorta di piazza a cielo aperto, rivestita in cotto, sulla quale avviene il ricevimento delle uve. Al centro, orientato verso nord, un pavillon in vetro trasparente, con profili disegnati ad hoc in acciaio satinato, dedicato al ricevimento, alla vendita diretta, alle attività commerciali, ma anche alla musica o a mostre visive.

Già a prima vista appare evidente che il capitale economico è notevole, tanto da far storcere il naso ai decadenti gauchistes della teoria (…) o vile denaro sterco del diavolo. Qui la bellezza è potente ed il denaro onnipotente. L’eleganza architettonica è complementare ad un’altra bellezza, quella descritta magistralmente da un vecchio adagio “dove tuona un fatto, siatene certi, ha lampeggiato un’idea”. L’azienda Rocca di Frassinello è una joint-venture tra l’Italia e la Francia nell’ambito vitivinicolo. L’incontro tra l’esperienza di Castellare di Castellina e la holding Domaines Barons de Rothschild, proprietaria anche di Lafite.

Alla fine della visita io, moglie e i geni che abbiamo deciso di condividere, ci siamo sentiti investiti da questo “nuovo senso di bellezza” e assaliti da questo “nuovo desiderio di vivere”…ma purtroppo non in questo paese.

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Le bufale del complottista

<<Il dietrologo è come il Rolex Daytona, fa bella figura nei salotti>>. Così iniziava l’articolo di Giuliano da Empoli - apparso circa due anni fa sul Riformista nella rubrica “il tipo sinistro” - dedicato appunto alla figura del dietrologo. In lizza per un primo posto, ci stavano Giulietto Chiesa, Noam Chomsky, Antonio Di Pietro, Paolo Flores D’Arcais.

Continuava ancora sulla figura del dietrologo: << (…) La vede così, il dietrologo. A lui non la si fa. Per quanto possa apparire semplice, un fatto nasconde sempre una cosmogonia di burattinai e di grandi vecchi che tirano le fila del grande gioco. Sue sono la felicità della coerenza assoluta e le piccole gioie minuziose della verifica. Poco importa che tutto sia sbagliato, se ogni dettaglio conferma la fondatezza del quadro generale. Se il complottismo è tutt’altro che un monopolio della sinistra, bisogna ammettere che è stata lei ad elevare questa pratica al rango di una forma d’arte. (…) dall’11 settembre, ha il vento in poppa, il dietrologo. Scrive libri, pontifica in televisione: sguazza nell’angoscia generica del presente con il privilegio di chi, in tempi di incertezza, si fa portatore di verità incontestabili.>>

E proprio in questo contesto complottistico dell’11 settembre, vi volevo segnalare l’incontro-dibattito tenutosi a Verrès l’11 aprile da Paolo Attivissimo, noto agli internati antibufala, dedicato alla discussione delle teorie cospirazionistiche e delle loro presunte prove studio sistematico atto a smontare le tesi complottistiche dei puri e duri.

Quando avete un poco di tempo, sedetevi e godetevelo tutto…anche se dura un pochettino ne vale la pena.

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I buoni consigli

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Ricevo e pubblico dall’amico Ugo Della Corte una sua lettera pubblicata da La Repubblica il 18.04.08

Caro Direttore, la stampa cittadina accoglie in questi giorni numerose ed accorate analisi sullo stato della città e della regione accompagnate da ispirate indicazioni sui possibili rimedi e sulla necessità di restituire alla politica un ruolo significativo ed una capacità di governo dei territori e delle comunità attraverso pratiche ritenute virtuose.

Quello che colpisce in alcuni casi non è solo l’ovvietà delle proposte ma il fatto che spesso gli estensori di questi messianici pistolotti ricoprano e non da poco tempo responsabilità di dirigenti politici o addirittura di amministratori pubblici.

Non si capisce quindi che cosa abbia fin qui ostacolato la concreta applicazione delle loro formidabili intenzioni.

Forse più che il bric a brac delle ipotesi fantasiose sulle possibili iniziative da adottare potrebbe bastare una sana e conseguente assunzione di responsabilità. Ma è più semplice dare consigli quando non si vuole dare il buon esempio!

Ugo Della Corte

Cittadino ed elettore

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Telegramma ad un amico all’estero

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Caro amico, ti scrivo dopo la giornata del 25 aprile STOP Beppe Grillo riunisce i suoi grillini squadristi a Torino per urlare ancora invettive STOP Definisce topi di fogna i giornalisti – per Ferrara un insulto particolare << un container di rifiuti tossici >>STOP Inveisce anche contro il presidente Napolitano dicendo che deve essere il presidente degli italiani non dei partiti, perché i partiti, a suo parere sono finiti (il suo non è mai nato) STOP Grillo sta raccogliendo firme che vista l’illegittimità hanno il valore dei depliant dei supermercati STOP la raccolta è per l’abolizione dell’albo professionale dei giornalisti (cosa sacrosanta, sai come la penso in merito) STOP Ma vorrei vedere ai tanti comunistelli di fine millennio radunati ieri a Torino e che probabilmente affollano le università o scuole o centri di ricerca se scendessero in piazza per l’abolizione dei loro privilegi STOP Sabina Guzzanti con la bava alla bocca dichiara che << i satirici sono come le cozze, stanno meglio nell’acqua sporca >> dove lo sporco è naturalmente Berlusconi il nemico d’abbattere STOP Diliberto da una manifestazione dice << che questa è la vera Italia…fatta da falce e martello>> STOP Caro amico che 25 aprile di merda!!!

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E io pago

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Cinque euro a testa, questo è la quota che ciascun italiano (57 milioni) dovrà sborsare per il famoso prestito-ponte per riesumare la salma dell’Alitalia. Intanto in sede comunitaria la legittimità viene contestata sia da Ryan Air che da British Airways e Scandinavian Airlines. La Commissione ha bisogno di tempo per agire, e i tempi di un’istruttoria comunitaria sono troppo lunghi rispetto ai tempi della borsa e dell’economia reale. Ricordate come andò a finire la vicenda legata al controllo di Telecom Italia?? Era chiarissimo che il ricorso alla golden share non avrebbe ottenuto il disco verde di Bruxelles, ma il semplice fatto di averlo agitato, assieme a una serie di altre minacce più o meno credibili e a un generale clima di ostilità, hanno spinto la “cordata tex-mex” (At&t e América Mòvil) alla ritirata.

La ritirata, ecco un termine che spesso si presenta nel nostro mercato quando la tutela statale (o politica) e i veti sindacali regolano il nostro mercato. Proprio quel sindacato dove in Alitalia raggiunge un tasso pari al 77,9 % e per i controllori di volo ci sono addirittura 13 sigle sindacali dove la più piccola, come dice Stefano Livadotti nel suo libro L’altra casta – inchiesta sul sindacato << potrebbe riunire la sua base nel tinello di casa del segretario: gli iscritti sono 5, ma sono stati capaci di far cancellare 320 voli in un giorno>>.

Intanto, Berlusconi intende prendere tempo con la commissione europea, supplicando addirittura Barroso di concedergli un po’ di tempo prima della mannaia della bocciatura, e se è vero che si paventano ipotesi d’intervento di capitale di Sviluppo italia o cassa di deposito e prestiti (entrambe controllate dallo stato), il cittadino è costretto ancora ad imprecare: e io pago!!

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Jean-Cyril Spinetta for president

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Qualche anno fa, il think tank Glocus, diede vita ad un discussion paper dal titolo: Formare, selezionare e rinnovare la Classe Dirigente Italiana.

Nella sua introduzione riportava una possibile definizione di classe dirigente:

Per classe dirigente intendiamo piuttosto l’insieme delle persone in possesso di caratteristiche di natura personale e culturale che le rendono idonee - da un punto di vista intellettivo, morale e di standing - ad occupare posizioni di comando nei campi dell’economia, della politica, della cultura ed in generale della società.

Relativamente alla questione Alitalia, verrebbe da chiedere quanto collima la definizione di cui sopra con l’atteggiamento di un’intera classe dirigente (management, politca, sindacale)??

Credo che Jean-Cyril Spinetta, presidente e amministratore delegato della compagnia aerea Air France e Air France-KLM, abbia qualcosa da dire in merito.

Scarica l’articolo di Lanfranco Pace sul Il Foglio (qui)

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Solo i parroci possono salvare i Cheyenne

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Il re è nudo…e con lui i vari cortigiani. Il regno è quello di Bassolino. Una crisi che rileva l’asfittico sistema politico cittadino. Un partito di maggioranza relativa che si è mostrato negli anni sempre più oligarchico e conseguenzialmente autoreferenziale, ingessando qualsiasi dibattito interno. Come sempre è mirabile il commento di Emanuele Macaluso sulla situazione campana.

Scarica l’articolo dal Riformista (qui)

Tutto ciò non si placa!. Andando a spulciare la lista dei totocandidati in Campania, si capisce che nulla cambia. Come sempre pungente il commento dell’amico Ugo Della Corte, parafrasando il tutto al vile massacro dei Cheyenne ad opera del Colonnello Chivington:

di Ugo Della Corte

occupando l’importante posizione di comandante di un distretto militare, che gli ha concesso l’onore di governare tutto ciò che rientra nei suoi poteri, ha deliberatamente organizzato ed eseguito un folle e vile massacro in cui numerose sono state le vittime della sua crudeltà. Egli conoscendo chiaramente la cordialità del loro carattere, avendo egli stesso in un certo senso tentato di porre le vittime in una condizione di fittizia sicurezza, ha sfruttato l’assenza di alcun tipo di difesa e la loro convinzione di sentirsi sicuri per potere gratificare la peggiore passione che abbia mai attraversato il cuore di un uomo“.

Non è il commento di un elettore Campano del PD dopo aver letto le liste elettorali, ma le risultanze del Comitato per la condotta della guerra al termine dell’indagine sulle responsabilità per il massacro di Sand Creek realizzato ad opera del colonnello Chivington ai danni delle tribù Cheyenne e Arapaho.

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La porcata di fine legislatura

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In un paese “normale” se qualcosa deve essere fatta entro una certa scadenza è perchè quella data di scadenza è ritenuta essenziale e confrome con principi di sana amministrazione. Tutto questo ripeto, in un paese “normale“.

Naturalmente, in Italia tutto questo non accade e chiunque può far conto sulla possibilità di proroga dei termini perentori facendo affidamento sulla propria lobby di riferimento.

L’odioso decreto milleproroghe (leggi) che sta alzando la spesa pubblica con il consueto beneplacito dei due schieramenti, è prova evidente di ciò che accade, e che sciaguratamente è già stato convertito in legge (leggi).

Tra i numerosi articoli del decreto, ve ne evidenzio uno in particolare - sarà per una mia idosincrasia - che mette in evidenza il folle meccanismo dei concorsi universitari che consente di creare posti di idoneità per ogni concorso di ordinario, associato, etc.. Vi segnalo l’articolo del Sole24 ore dove spiega minuziosamente la porcata perpretata (leggi).

Tutto questo, non sembra essere una notizia, nè per i benpensati intellettuali di sinistra, troppo occupati a segnalare le leggi ad personam - degli altri naturalmente - , e nè tantomeno per la classe dirigente sindacale invasa a coalizzarsi efficacemente per allargare allegramente i cordoni della borsa, in cambio di immediati particolari consensi tra i suoi iscritti.

Vi suggerisco la meritoria iniziativa de La Voce.info (Leggi l’introduzione della redazione) la quale, tramite un suo abituale editor (Articolo di Tito Boeri), cerca di effettuare la solita “vigilanza rivoluzionaria”, e che purtroppo, non saranno riprese da nessun organo di informazione; non, almeno, con quella ampia risonanza e clamore che meriterebbero.

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Cultura e Turismo in Campania

Ricevo e pubblico una riflessione di Ugo Della Corte sulla programmazione culturale nella Regiona Campania, pubblicata su Repubblica il giorno 29 febbraio.

Leggi (qui)

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