I buoni consigli

Ricevo e pubblico dall’amico Ugo Della Corte una sua lettera pubblicata da La Repubblica il 18.04.08
Caro Direttore, la stampa cittadina accoglie in questi giorni numerose ed accorate analisi sullo stato della città e della regione accompagnate da ispirate indicazioni sui possibili rimedi e sulla necessità di restituire alla politica un ruolo significativo ed una capacità di governo dei territori e delle comunità attraverso pratiche ritenute virtuose.
Quello che colpisce in alcuni casi non è solo l’ovvietà delle proposte ma il fatto che spesso gli estensori di questi messianici pistolotti ricoprano e non da poco tempo responsabilità di dirigenti politici o addirittura di amministratori pubblici.
Non si capisce quindi che cosa abbia fin qui ostacolato la concreta applicazione delle loro formidabili intenzioni.
Forse più che il bric a brac delle ipotesi fantasiose sulle possibili iniziative da adottare potrebbe bastare una sana e conseguente assunzione di responsabilità. Ma è più semplice dare consigli quando non si vuole dare il buon esempio!
Ugo Della Corte
Cittadino ed elettore
Tags: responsabilità, Ugo Della CorteCategoria: costume & società, politica 1 Commento
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enzomolisso on 20 Mag 2008 at 11:45 am #
Cronache dal Ponticellistan ( anno 1436 dall’Egira, ovvero a.d 2015 )
La piccola provincia ribelle del Ponticellistan, distante poche miglia da Kabul capitale dell’ Emirato Afgano, era in quel periodo ormai pacificata. Le orde hazaRom erano state da tempo allontanate dal territorio pashtun della piccola provincia e dispersi nelle provincie lontane ma piu tolleranti del Caivanistan.
Il comandante Amir – ul Momimeen Josefh Rouge, mullah e signorotto locale aveva stretto un accordo con i taliban affinché le truppe locali consolidassero il controllo politico del territorio e permettessero un ‘applicazione integrale della Sharia, che le donne di Sanrocchen e degli altri villaggi accettarono di buon grado. Infatti, data la crescente crisi economica ( anche nel civile Afganistan si sentivano gli effetti della crisi economica) non era possibile una scelta ampia nel campo della moda ed il burka sembro’ la soluzione equa e religiosamente giusta ai dubbi delle signore e dei teocrati della Moschea del Popolo. La polizia religiosa che nel frattempo era stata istruita nella Madrasa del Popolo fece si che nuovi aspiranti mullah crescessero nei valori sacri al comandante mullah Amir Josefh, tra questi uno in particolare si ergeva tra gli altri studenti del nuovo corano in auge, per la sua attivita’ verso i deboli e gli oppressi ( nel Ponticellistan esisteva un solo partito che sulla falsariga del Socing di orwelliana memoria, controllava tutto e tutti, ma in maniera democratica). L’economia della provincia sembro’ risollevarsi grazie anche agli ingenti investimenti del vicino Pakistan che avendo fomentato la distruzione delle vestigia di Bamyan (le famose statue giganti di Buddha) avevano imposto una monocoltura molto redditizia in spregio delle lezioni di Pino Arlacchi. Alla piccola provincia mancava poco per diventare ora vero centro dogmatico del nuovo credo afgano e l’opportunita’ venne con le primarie per la Loya Jirga, dove in maniera democratica per un paese come l’Afganistan, la gente voto’ scortata dall’attenta e amatissima polizia religiosa dei taliban.. Il consiglio degli ulema, gli anziani che controllavano l’ortodossia religiosa e prevenivano i reati di apostasia erano soddisfatti dal lavoro fatto dal mullah Amir Josefh, che una volta era stato anche un mullah riformista, ma con il tempo ormai aveva abbandonato certe ideologie ormai fuori dal tempo in nome della devozione a Dio Allah, gli rinnovo’ la fiducia con un mandato a vita alla Loya Jirga di Kabul. Per ringraziarli di cio’ il mullah fece costruire altre madrase del popolo sul modello di Frattocchiul, famosa madrasa di Kabul. Nuove fulgide menti sarebbero ora uscite da quei luoghi di devozione e studio.
Allah akbar