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Cinque euro a testa, questo è la quota che ciascun italiano (57 milioni) dovrà sborsare per il famoso prestito-ponte per riesumare la salma dell’Alitalia. Intanto in sede comunitaria la legittimità viene contestata sia da Ryan Air che da British Airways e Scandinavian Airlines. La Commissione ha bisogno di tempo per agire, e i tempi di un’istruttoria comunitaria sono troppo lunghi rispetto ai tempi della borsa e dell’economia reale. Ricordate come andò a finire la vicenda legata al controllo di Telecom Italia?? Era chiarissimo che il ricorso alla golden share non avrebbe ottenuto il disco verde di Bruxelles, ma il semplice fatto di averlo agitato, assieme a una serie di altre minacce più o meno credibili e a un generale clima di ostilità, hanno spinto la “cordata tex-mex” (At&t e América Mòvil) alla ritirata.

La ritirata, ecco un termine che spesso si presenta nel nostro mercato quando la tutela statale (o politica) e i veti sindacali regolano il nostro mercato. Proprio quel sindacato dove in Alitalia raggiunge un tasso pari al 77,9 % e per i controllori di volo ci sono addirittura 13 sigle sindacali dove la più piccola, come dice Stefano Livadotti nel suo libro L’altra casta – inchiesta sul sindacato << potrebbe riunire la sua base nel tinello di casa del segretario: gli iscritti sono 5, ma sono stati capaci di far cancellare 320 voli in un giorno>>.

Intanto, Berlusconi intende prendere tempo con la commissione europea, supplicando addirittura Barroso di concedergli un po’ di tempo prima della mannaia della bocciatura, e se è vero che si paventano ipotesi d’intervento di capitale di Sviluppo italia o cassa di deposito e prestiti (entrambe controllate dallo stato), il cittadino è costretto ancora ad imprecare: e io pago!!

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