Archivio di: Settembre, 2007

Festa, farina e f…

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La notte bianca non si farà. Il Comune non ha più fondi, o meglio quelli previsti per l’ evento sono stati già spesi per Piedigrotta, e la venuta del Papa ha impegnato la restante parte. La notizia è quasi certa, nel senso che ancora non c’è un annuncio ufficiale che cancella la manifestazione. Molta la disperazione, specialmente tra chi al Bit di Milano hanno comprato il pacchetto turistico di tre giorni per l’evento nottambulo di novembre a Napoli.

Un lettore del Corriere del Mezzogiorno dell’ 11 settembre, ci informa che il “Festivaleletteratura di Mantova ha prodotto un impatto economico totale nell’ anno 2006 pari a 14.441.520 euro e ha realizzato l ‘occupazione di 104 unità a tempo pieno. I circa 1.400.000 euro investiti hanno generato nell’ area interessata un impatto pari dieci a volte il valore dell’investimento”.

L’ investimento culturale è redditizio, come dimostra Mantova, sia per l’ occupazione, e a Napoli ne abbiamo bisogno come il pane, che per la ricchezza generata dall’ indotto. Il comune di Napoli proprio non riesce a racimolareun po’ di soldi per organizzare. Forse la città non sopporta troppi avvenimenti ravvicinati, tant’ è che nemmeno nessun privato ha pensato di investire dei soldi per la notte bianca, forse il comune dietro la loro spinta si sarebbe dato una mossa. Con troppa leggerezza si sta rinunciando ad una manifestazione che potrebbe produrre, se non dieci almeno cinque volte la ricchezza investita. Mica poco per una città come la nostra.

Il nostro lettore dell’ 11 settembre chiosava la sua lettera al direttore auspicando che la Regione, la Provincia e il Comune rendessero disponibili i dati relativi al 2006 per gli eventi organizzati. Se la cultura è strumento di sviluppo economico, meglio sapere le risorse impegnate e la ricaduta sul territorio. Altrimenti di che parliamo. A titolo d’ esempio sarebbe interessante sapere quanti quattrini sono stati impegnati per la realizzazione del Madre, e a quanto ammonta la sua ricaduta occupazionale, e quali folle di turisti ha smosso verso Napoli. Continuando con il Pan, ai napoletani quanto è costato e quanto ci guadagnano?

Non mi resta che associarmi alla richiesta del lettore, perché l’ annullamento della notte bianca è un’ ulteriore dimostrazione di approssimazione amministrativa che i napoletani devono sopportare, da parte di sindaco e assessori sempre più incompetenti. Dopo un’altra estate di musica, sagre, feste e eventi vari, si sente nell’ aria un acre sapore di festa, farina e fallimento.

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Una firma per la Ricerca in Italia

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Per restituire alla Ricerca Scientifica del nostro Paese quel ruolo di alta consulenza che svolge i tutti gli altri Stati sviluppati.

Firma il documento su www.salmone.org

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Una lezione sulla sicurezza alimentare

dal sito www.salmone.org

Come illustrano molti documenti della sezione “luoghi comuni” di questo sito, l’importante da un punto di vista mediatico è fare notizia a costo di spararla grossa, tanto la smentita verrà relegata in qualche sperduto trafiletto. Questa volta non solo viene ridicolizzata la “bufala” della notizia che la soia GM uccide ratti neonati e rende impotenti i ratti maschi, ma ci viene somministrata una vera e propria lezione di come si conducono i test per la sicurezza alimentare.

Questa lezione è dedicata sopratutto a tutti gli altri tipi di alimenti derivanti da agricoltura tradizionale, biologica, biodinamica e simili che al contrario di quella da OGM non devono passare alcun test per la sicurezza alimentare.

Scarica (qui) l’articolo scientifico

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Un libro bianco con tratti neri

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E’ iniziato questa mattina il seminario di presentazione del “Quaderno bianco sulla scuola” (scarica), il Rapporto redatto congiuntamente dal ministero dell’istruzione e dal ministero dell’economia per analizzare, in vista della prossima Finanziaria, la situazione della scuola italiana e le possibilità di evoluzione e sviluppo. Impietosa è la radiografia della situazione sui risultati. Esiste un divario enorme di competenze tra studenti del Nord e del Sud Italia, non spiegabile soltanto dal divario di risorse.
Ciò che colpisce, è ancora una mancanza di visione di come gestire le risorse umane (docenti), se non con dichiarazioni del tipo: <<entro i prossimi cinque anni saranno assunti tutti i precari della scuola.>>.

Sul sito www.lavoce.info, un commento ai vari punti. Mi è sembrato interessante, anche perchè dell’idea sono un gran sostenitore, l’intervento di Andrea Ichino che vi riporto di seguito.

Se la selezione resta fuori dall’aula
di Andrea Ichino

Il Quaderno bianco potrebbe essere ancora più esplicito, ma il messaggio per il ministro Fioroni nelle pagine dedicate all’organizzazione delle risorse umane è chiarissimo: “le caratteristiche dell’attuale assetto vanno in direzione difforme da quella suggerita dalle evidenze internazionali oltre che dal buon senso”.

È infatti in primo luogo il buon senso, oltre che una sconfinata mole di ricerca teorica ed empirica nell’area della “Personnel economics”, a suggerire che la gestione delle risorse umane nella scuola italiana sia un fallimento in entrambi i suoi pilastri fondamentali: la selezione e l’incentivazione del personale. Così come attualmente strutturati i due pilastri potrebbero funzionare solo se gli insegnanti fossero tutti santi, missionari e dotati naturalmente di caratteristiche perfette e inossidabili per fare il loro lavoro.

Se il ministro concorda sul fatto non ci si possa attendere dagli insegnanti di avere queste caratteristiche, i due pilastri vanno ricostruiti ex novo.

Selezione del personale

I lavori di Hanushek e altri, citati dal Quaderno bianco, mostrano in modo inequivocabile che ci sono caratteristiche individuali e persistenti nel tempo degli insegnanti, in virtù delle quali chi è “bravo” lo è in qualsiasi scuola e con qualsiasi gruppo di studenti, mentre è poco frequente il caso di insegnanti “bravi” in un contesto e non in un altro. Chiamatelo come volete, ma l’evidenza empirica (e anche le esperienze personali) suggeriscono che esista un “talento del saper insegnare” che non tutti hanno in ugual misura. E ben poco può fare la formazione professionale per sopperire alla mancanza di talento, poiché serve a poco versare acqua dove nulla può crescere.

Questo è vero per molte professioni, e non a caso la selezione del personale è forse il problema più difficile da risolvere nella gestione delle risorse umane, ma ciò che qui importa è che il sistema dei concorsi pubblici è palesemente incapace di evitare l’assunzione di persone che non dovrebbero fare gli insegnanti. Prima ancora che un problema di incentivazione, gli “insegnanti fannulloni” di cui tanto si parla sono il sintomo di una selezione sbagliata del personale all’inizio della carriera. Se un appunto può essere fatto al Quaderno bianco, è che sul problema dei concorsi e del reclutamento dice troppo poco.

In particolare, il Quaderno non mette in luce il motivo strutturale che impedisce ai concorsi pubblici italiani di selezionare in modo efficiente gli insegnanti. Che è semplice: chi sceglie, ossia la commissione concorsuale, non subisce le conseguenze di una scelta sbagliata. Nella migliore delle ipotesi, si limita alla verifica di requisiti burocratico-formali che spesso non garantiscono l’esistenza di una reale “capacità di insegnare”, guardandosi bene dal prendere in considerazione ben più rilevanti caratteristiche sostanziali, per il timore di accuse di arbitrarietà discriminatoria. Nell’ipotesi peggiore, ma purtroppo frequente, l’arbitrio della commissione viene mascherato sotto il velo della correttezza burocratico-formale non per selezionare il meglio, ma solo al fine di far passare i raccomandati di turno.

In questo come in altri settori della pubblica amministrazione, è necessario sostituire il sistema concorsuale con un sistema in cui le decisioni di assunzione vengano prese da chi sopporta le conseguenze di decisioni sbagliate, ossia in primo luogo dai presidi di ciascuna scuola. Chiamiamoli pure concorsi locali e stabiliamo con chiarezza e trasparenza quali requisiti formali oggettivi i candidati debbano avere, ma lasciamo anche spazio per una valutazione del “non misurabile” da parte dei presidi: non ci saranno rischi di corruzione se la valutazione di performance delle scuole (su cui il Quaderno opportunamente fa numerose dettagliate proposte) verrà utilizzata per premiare i presidi che facciano scelte giuste. E anche in assenza di questo, ci saranno i genitori e gli studenti a premere perché i presidi non facciano errori. E la pressione va benissimo per questo e altri problemi, purché ai presidi vengano dati gli strumenti giusti per governare le risorse umane a loro affidate.

Incentivazione del personale

È di nuovo il buon senso prima ancora che la teoria economica a suggerire che solo dei santi possono essere disposti a dare il massimo senza ricevere alcun compenso per il loro impegno. È giunta l’ora di mettere in soffitta l’ipocrisia di chi ritiene che l’insegnamento sia una missione da non svilire abbinandola a problemi di “vil denaro”.

I fatti sono chiarissimi nelle tabelle del Quaderno bianco: non è che gli insegnanti italiani siano pagati drammaticamente meno che negli altri paesi in termini di retribuzione oraria o annua. Anche senza questa evidenza, basterebbe a dimostrarlo il fatto che i concorsi hanno un numero di candidati largamente superiore ai posti disponibili. Quindi per molti, a conti fatti, la carriera dell’insegnante è attraente proprio perché paga relativamente bene per quanto concretamente richiesto dal datore di lavoro.

Il vero problema è che la retribuzione e la progressione di carriera degli insegnanti sono interamente determinate dall’anzianità di servizio o da incarichi particolari, e completamente indipendenti dall’impegno profuso e dai risultati ottenuti, comunque misurati. Per gli insegnanti non esistono nemmeno promozioni tra livelli, ancorché meramente contrattuali, come invece accade in altri settori della pubblica amministrazione.

La soluzione è una sola ed è urgente: le retribuzioni e le carriere degli insegnanti devono dipendere in misura maggiore dalla performance, misurata almeno a livello di scuola e possibilmente anche al livello di ogni singolo lavoratore. È ipocrita nascondersi dietro il dito della difficoltà di misurare l’input e l’output. Il Quaderno bianco è pieno di suggerimenti interessanti a questo proposito e avrebbe potuto farne altri ancor più coraggiosi.

Ma soprattutto è bene chiarire che questo è un terreno in cui, per trovare la soluzione migliore, è necessario sperimentare combinazioni di meccanismi di incentivazione, mentre è del tutto inutile discutere quale essa sia su un piano ideologico di principio. Ha ragione chi dice che il lavoro degli insegnanti non può essere misurato solo in termini di input, ad esempio giorni di presenza. Così come non può essere valutato solo sulla base di indicatori misurabili di output, ad esempio, la performance degli studenti in livello o variazione o i giudizi dei genitori. Ha anche ragione chi sottolinea l’esistenza di componenti della valutazione di un insegnante non riducibili a numeri e che devono avere una rilevanza anche se suscettibili di dipendere in modo arbitrario dalle opinioni dal valutatore. Il mix giusto può essere trovato solo sperimentalmente e deve essere individuato da chi sopporta le conseguenze della scelta di un mix sbagliato. Ancora una volta dovrebbe toccare ai presidi la sperimentazione e la scelta della soluzione più adatta alla loro scuola, nell’ambito di linee guida molto generali stabilite dal ministero. Questo a condizione che ai presidi, e via via a chi sta sopra di loro, siano stati indicati gli obiettivi da perseguire e gli incentivi corrispondenti.
Al vertice della piramide ci sta il ministro: tocca a lui cominciare dai suoi collaboratori.

 

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Categoria: ricerca & istruzione Non ci sono commenti

Il liberismo è di sinistra

Il merito, non il censo. Il libero mercato, non le lobby. I diritti dei cittadini, non lo spreco di denaro pubblico. Senza meritocrazia le professioni si tramandano ai figli come titoli nobiliari, senza concorrenza il consumatore è ricattato dai grandi monopoli, senza controlli i << fannulloni >> continuano a gravare sulle tasche dei contribuenti.

Chi è davvero di sinistra?. Chi difende le categorie più deboli o chi conserva questo stato di cose?

Tratto dall’omonino libro (vedi copertina) di Francesco Giavazzi e Alberto Alesina

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Vecchi arnesi

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L’ anno scolastico a Casal di Principe è stato inaugurato dal Presidente della Camera. Con lui, tra gli altri, l’assessore al ramo della Regione e l’ autore di Gomorra. Dando un ovvio taglio di legalità e lotta alla camorra, visto il luogo simbolo dove si svolgeva la manifestazione. Le contestazioni e i mugugni che durante il simposio hanno caratterizzato alcuni momenti, devono essere presi in considerazione per alcune riflessioni.

Sgombro subito il campo dicendo che l’ ostilità è stata ispirata dal clan dei “casalesi”; che non tutti i cittadini sono malviventi o collusi con la camorra; che lo Stato (governo) non esercita a pieno il proprio ruolo, anzi è più che latitante. Che manifestazioni del genere bisogna farne di più e più volte l’ anno.

Detto ciò, a me pare che si affronti la camorra con un armamentario un po’ vecchiotto, e attrezzi arrugginiti da più di un lustro. Si va in questi luoghi , dando l’ impressione che si dica: siamo qui noi, siamo la legalità, non siamo quelli che stavano prima, e perchè siamo venuti noi la camorra è stata sconfitta. Mi danno queste sensazioni le liturgie che la sinistra mette in campo nel contrasto alla criminalità organizzata. Saranno certamente sbagliate le mie considerazioni, però non è una sensazione che il fenomeno camorristico negli ultimi anni non sia calato d’ intensità, ma abbia esteso la sua ramificazione ed allargato ancora di più i suoi affari. Ed è da circa quindici anni che “ non ci sono più quelli di prima, ma ci siamo noi”.E’ evidente che il contrasto alla malavita organizzata, quando si hanno ruoli di governo, non può essere fatto con enunciati di principi, ma mettere in campo strumenti utili e giusti allo scopo, in primis la repressione e la riduzione delle cause del disagio sociale.

La Campania è una terra dove le ecomafie hanno fatto e fanno affari d’ oro, inquinando intere lande di diossina e chi sa cos’altro, distruggendo agricoltura e pastorizia. Il territorio è disseminatodi cemento frutto di abusivismo edilizio, perpetrato dalle coste all’ entroterra, portato come vanto da chi la commesso. Non parliamo della raccolta dei rifiuti, stendiamo un velo pietoso. La camorra si intrufola in tutti gli spazi economici della regione, e stando alle notizie dei giornali sono i rampanti dell’ economia campana.Se le cose stanno così, vuoi vedere che la camorra non è l’ antistato. Non si sostituisce allo stato. Ma è solo un mezzo. Nelle mani di una “borghesia” spregiudicata che usa la delinquenza per intimidire, aggirare le leggi e i regolamenti per fare i propri affari, legali o illegali non fa differenza. Se è così, non è ridicolo presentarsi in quel modo nel regno dei casalesi? Non è più che giustificato il mugugno del cittadino perbene

Peppe

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Un grillo per la testa

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di Giovanni Meschino

Qualcosa si muove, ancora poco, eppur qualcosa incomincia a risvegliare il popolo che “dorme”. La discesa in campo di Beppe Grillo ha il grande merito di aver iniziato a dare voce alla gente, gente stanca di vedere sempre le solite facce, di sentire sempre le stesse storie e ancora di più stanca di “pagare” sempre per gli sperperi dei soliti noti.

In questi giorni ad uno ad uno, contro Grillo, i “grandi” della politica e dell’informazione stanno facendo sentire la loro voce: chi parla di “professionalità” necessarie (le loro) come se fuori dal Parlamento non esistessero altre “professionalità”; chi parla di stregoneria, chi di terrorismo, chi ci ricorda che la politica si fa soltanto nelle istituzioni…

Ma io vorrei ricordare a tutte queste “professionalità” e ai politici delle “istituzioni” che la loro grande “professionalità” ci ha portati ad essere la nazione europea con il debito pubblico più grande e paradossalmente con gravi carenze infrastrutturali, che molta gente è stanca di vedere sempre le stesse facce che fanno e disfanno senza limiti di mandato. A chi parla di politica da fare solo nelle istituzioni faccio presente che è proprio questo il problema. La politica non può essere fatta per decenni dalle stesse persone chiuse nelle loro “istituzioni” perché si perde il contatto con la realtà.

La politica regola la nostra vita, dai biglietti dell’autobus, alla scuola, alle tasse, etc. Non è giusto, a mio avviso, che il popolo (vero sovrano della nazione) sia di fatto escluso da tutte le scelte ed un gruppo di politici (sempre gli stessi) faccia e disfaccia senza limiti di nessun tipo.

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Un sonoro Vaffa…a Beppe Grillo

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Di Antonio Polito sul Foglio del 11.09.07

(…) Ci vorrebbe qualcuno che pronuciasse un sonoro vaffa per Grillo e per tutti i grillini. Qualcuno che osasse dire la Democrazia senza i partiti non esisite, che oltre i partiti ci sono l’oligarchia della nomenklatuta e l’autocrazia del dispotismo, la Cina e la Russia

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Si salvi chi può, è tornato l’uomo-scimmia.

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Editoriale di Riccardo Chiaberge direttore del Sole24 (inserto culturale)

Ormai pochi, al di fuori del mondo accademico ricordano il suo nome. Ma vent’anni fa, nel maggio del 1987, Bruno Chiarelli, ordinario di antropologia dell’Università di Firenze, ebbe il suo momento di notorietà. Il professore aveva rivelato ai giornali che qualcuno stava tendando di incrociare in provetta uomo e scimpazè, e che l’esperimento sarebbe potuto sfociare nella creazione di una sottospecie da adibire a lavori pesanti o a serbatoio di organi. La notizia scatenò un putiferio con mobilitazione sdegnata di scienziati, cardianali e politici. I ministri Rognoni e Granelli proposero di istituire ben due commissioni di esperti, e un giornalista particolarmente sensibile domandò a un noto teologo se l’ibrido avrebbe avuto un’anima. Non ricordiamo la risposta, anche se i soliti maschilisti insinuarono che si dovesse distinguere tra scimpazuomo e scimpandonna. Ma Chiarelli non aveva nessuna voglia di scherzare, giurava che il dottor Frankstein era già in azione e andava fermato, prima che si scatenasse un Hiroshima genetica.

Sono passati due decenni, e in effetti di uomini-scimmia se ne vedono in circolazione parecchi: viaggiano su macchina di grossa cilindrata, sfruttano ragazze dell’Est europeo o chiedono il pizzo ai commercianti. Ce ne sono anche di più piccini, che girano in branchi a violentare le femmine e malmenare i disabili. Ma sono frutto della selezione naturale e di accoppiamenti canonici.

In questi vent’anni abbiamo visto guerre umanitarie e preventive, epidemie, attentati, terremoti e tsunami, ma nessuna catastrofe biotech. I replicanti sono rimasti nelle città immaginarie di Ridlet Scott o sul pianeta delle scimmie, mentre quaggiù i presunti Frankstein continuano a lavorare per decifrare il genoma e trovare nuovi farmaci. A generare i veri mostri, che siano martiri di Dio o strateghi paranoidi dello scontro di civiltà, non sono stati gli ingegneri del Dna ma i manipolatori di coscienza. La propaganda, il fanatismo, la corruzione hanno cambiato (in peggio) la specie umana senza bisognodi ibridazioni in vitro.

Eppure la psicosi continua: ieri l’uomo scimmia, oggi gli embrioni-chimera. Domani, perchè no? sirene e centauri. Ma forse l’incrocio più azzeccato, azni eterno, è l’uomo-bufala.

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Una nota premonitrice

«Devo insegnare come si fa un titolo, come si guarda una notizia. Non ci sono servizi, non ci sono articoli. Sono tutti infiacchiti, e ci vuole pazienza a fargli coraggio. È quasi lo stesso fenomeno di questo popolo, abituato a sentirsi dire nobilissimo, intelligentissimo e buonissimo, e che non immagina come tocca guardarlo e quale è la sua vera leggenda, all’infuori dei complimenti che gli fa qui la gente di passaggio. Perciò è difficile scrivere per lui, facendo in modo che intenda e non si offenda, non abituato a sentirsi dire e a sentire la verità. (…) Capirli è molto semplice, non hanno mistero o sono misteri puerili. Ma interesserebbe davvero abituarli a pensare e a capire senza tanti vecchi stracci di formalismi e sofisticherie».

Tratta dal libro: Cara Laura di Corrado Alvaro - Editore Sellerio 1995

Sono le prime impressioni di Napoli che l’autore confida alla moglie, appena nominato nel 1947 alla direzione del quotidiano Risorgimento.

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