di Fernando Meschino

E così dovrebbe arrivare la “tregua”… Questa volta mi sento in dovere di riconoscere al Dispensatore di grandi orazioni (tutti ricorderanno la “filippica” contro il gen. Speciale, degna del miglior Demostene), oltre che di stridenti tassazioni, che termine più appropriato non avrebbe potuto scegliere. Saprà certamente, il tracotante TPS, che le tregue vengon dopo le guerre e che gli italiani forse in guerra ci si sentono davvero. Non prenderanno giammai i fucili, come minacciato da Bossi in un eccesso di impeto antifiscalista in quel di Bergamo, ma i poveri, vessati contribuenti del Bel Paese non riescono affatto a rassegnarsi a sacrificare metà dei frutti delle proprie fatiche sull’altare di uno Stato che, ladrone magari non sarà, sprecone lo è senza dubbio. Dopo l’inversione di rotta segnata dalla parentesi berlusconiana, nel 2006 la pressione fiscale è salita di ben 2 punti percentuali, ma lo sa bene il nostro ministro. L’anno scorso, il ferreo Tommaso, incarnazione sbiadita di quel rigore fatto uomo che era Quintino Sella, ci aveva spiegato, alterato dal montare del malcontento popolare contro la Finanziaria, che il carico tributario era stato ridistribuito a favore dei ceti più deboli. Adesso, dopo l’armistizio cui è stato obbligato da una nazione che si sente sventrata come da un lungo bombardamento, senza colpo ferire o pudori, sostiene esattamente il contrario: sollecitato da una domanda del presidente della Commissione Finanze della Camera, il ministro ha riconosciuto che “il carico fiscale non è equamente distribuito”, pur non avendo rimproveri da farsi.
Sarà davvero una tregua, come promesso?? Non vorremmo che si trasformasse in un coprifuoco, in cui le vessazioni avvenissero in modo occulto, anziché alla luce del sole, e si scoprissero quando ormai ad esse non si potrebbe più rimediare, come sovente accaduto in passato.