Archivio di: Luglio, 2007

Un principio da non dimenticare mai!

Il principio di sussidierietà
Il principio di sussidiarietà (riconosciuto dal trattato dell’Unione Europea di Maastricht) riguarda i rapporti tra Stato e società. Esso é un fondamentale principio di libertà e di democrazia, cardine della nostra concezione dello Stato. Esso si articola in tre livelli:

  1. Non faccia lo Stato ciò che i cittadini possono fare da soli: le varie istituzioni statali devono creare le condizioni che permettano alla persona e alle aggregazioni sociali (famiglia, associazioni, gruppi, in una parola i cosiddetti “corpi intermedi”) di agire liberamente e non devono sostituirsi ad essi nello svolgimento delle loro attività. Questo perché la persona e le altre componenti della società vengono “prima” dello Stato: l’uomo é principio, soggetto e fine della società e gli ordinamenti statali devono essere al suo servizio. Per questo motivo lo Stato deve fare in modo che i singoli e i gruppi possano impegnare la propria creatività, iniziativa e responsabilità, impostando ogni ambito della propria vita come meglio credono, risolvendo da soli i propri problemi. In questo modo, si uniscono insieme il massimo di libertà, di democrazia e di responsabilità, sia personale che collettiva;

  2. Lo Stato deve intervenire (sussidiarietà deriva da subsidium, che vuol dire aiuto) solo quando i singoli e i gruppi che compongono la società non sono in grado di farcela da soli: questo intervento sarà temporaneo e durerà solamente per il tempo necessario a consentire ai corpi sociali di tornare ad essere indipendenti, recuperando le proprie autonome capacità originarie;

  3. L’intervento sussidiario della mano pubblica deve comunque essere portato dal livello più vicino al cittadino: quindi in caso di necessità il primo ad agire sarà il comune. Solo se il comune non fosse in grado di risolvere il problema deve intervenire la provincia, quindi la regione, lo Stato centrale e infine l’Unione Europea. Questa gradualità di intervento garantisce efficacia ed efficienza, libera lo Stato da un sovraccarico di compiti e consente al cittadino di controllare nel modo più diretto possibile. Applicando questo principio, lo Stato si mette davvero al servizio dei cittadini, aiutando la formazione di un cittadino attivo e autonomo, che non sia un suddito passivo e sempre bisognoso di assistenza;

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Tre Bonus per gli assenteisti…poi il licenziamento

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«I fannulloni saranno licenziabili: i modi esistono già oggi, ma non vengono utilizzati per pigrizia da parte dei dirigenti». Così Il ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais aveva annunciato alla vigilia del rinnovo del contratto della Pubblica amministrazione.

In effetti sarà così, con un codicillo niente male: l’assenza non sia stata sanzionata per almeno due volte nello stesso anno; ossia se un dipendete pubblico risulta presente al suo posto di lavoro mentre è in giro oppure è in vacanza, beh nulla di male basta che non lo faccia per altre due volte…come dire: hai un bonus di due assenze non giustificate, sfruttale bene!

Articolo apparso su Italia Oggi (non-licenziabili.pdf) ;

Commento di Pietro Ichino (ichino-e-lassismo.pdf) e (ichnio-e-lassismo2.pdf)

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Pannella il reietto

Fin quando la conventio ad excludendum era di carattere pratico: << (…)Pannella non ha aderito sin dall’inizio alla costituzione del Partito Democratico>>, allora la decisione di non far partecipare Pannella alle primarie per la scelta del leader, poteva avere un senso.

Ma ora che l’ufficio di presidenza nè da una motivazione di carattere politico, in quanto << persona notoriamente appartenente a forze politiche o a ispirazioni ideali non riconducibili all’Ulivo>> allora la questione è un’altra: il partito democratico sarà o non sarà un partito d’ìspirazione liberale?

Pietro Ostellino sul Corriere della Sera pannella-pd.pdf

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Enrico Letta si candida alle primarie del Partito Democratico

Questo sito appoggi la candidatura di Enrico Letta alla guido del Partito Democratico

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Nessuno tocchi la sindaca

E’ da tempo che con amici discutiamo della situazione dei rifiuti nella nostra città. In questi confronti ciò che appariva (appare) insostenibile è la condotta della sindaca. Infatti, ogni qual volta le viene mossa un qualsiasi forma di critica (seppur oggettiva), reagisce con albagia e disprezzo, non portando mai un contributo positivo alla discussione.

Insomma l’ennesima prova che in questa città i partiti nella società sono praticamente aboliti, le discussioni interne sono praticamente depennate dalle loro agende prevalendo le oligarchie sulla piena sudditanza di noi cittadini.

Sul Corriere del Mezzogiorno ( la sindaca in un altro mondo) e ( gli-usa-smentiscano.pdf)

 

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L’altruismo di Blair

<< Bisogna aiutare non solo chi vivie in povertà e nel bisogno, ma anche coloro che stanno bene e che vogliono star meglio, ambiziosi per se stessi e per le loro famiglie>>

Tony Blair

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Quando consumatore e cittadino hanno lo stesso peso

L’idea guida di ogni politica progressista è quella di trasferire il potere dai fornitori ai cittadini

Tony Blair

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Riformista e riformismo

Il Riformista non separa mai la proposta dal contesto generale; non procede per scelte isolate, ignorando i problemi. Uno dei pregi della politica riformista è il contributo che dà alla chiarezza.

Il Riformismo è una collocazione priva di idealità e scomoda per definizione, perchè si sottomette a molti obblighi tanto per motivare le proprie scelte e i propri propositi, quanto nel dimostare la fattibilità e convenienza di quello che ci si propone di fare.

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I soliti veti

di Roberto Defez (Ricercatore-biotecnologo dell’ Istituto di Genetica e Biofisica CNR)

Sul sito web della Società Italiana di Genetica Agraria è disponibile il testo di un appello per la ricerca sugli OGM vietata solo in Italia.

Per aver fatto qualche timido tentativo di ristabilire la legalità, l’attuale Ministro de Castro e’ stato preso di mira da Coldiretti che organizza l’11 luglio una manifestazione di piazza contro di lui.

Ancora una volta gli OGM li possiamo acquistare a milioni di tonnellate, ma non si possono studiare, li possiamo usare come mangimi per fare latte, prosciutti e formaggi di altissima qualità, ma è vietato solo in Italia farne una valutazione scientifica.

Questa volta la lotta impari è con Coldiretti, ma ancora una volta è importante stabilire il concetto che gli scienziati non sono nè pazzi nè incoscienti e che le decisioni politiche devono poggiare su solide basi scientifiche e non su credenze o ideologie che nascondono piccoli interessi commerciali.

http://www.siga.unina.it/Appello_OGM.html

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Lo sguardo al passato

di Francesco Giavazzi dal Corriere della sera del 21 luglio 2007

Dal prossimo gennaio si potrà andare in pensione con 35 anni di contributi e soli 58 anni di età: due in meno di quanto prevedeva la legge Maroni. Per ritornare sul sentiero previsto da quella legge occorre ora attendere sino al 2011. Il fatto che siano stati trovati, nelle pieghe del bilancio dell’Inps, fondi sufficienti per far fronte alla maggiore spesa pensionistica non cambia il messaggio che il governo ha dato ai cittadini. In una società in cui si vive ormai ben oltre gli ottant’anni, si può continuare a lavorare 35 anni e poi trascorrerne altri 30 gravando sulle spalle dei giovani. È una decisione che va nella direzione opposta rispetto a quanto sta accadendo in Europa e nel mondo. In Spagna e Olanda non si va in pensione prima di aver compiuto 65 anni; in Svezia sono richiesti 65 anni di età e 40 anni di contributi; in Germania 63 anni e 35 di contributi; in Francia, dal primo gennaio, si dovrà aver versato 40 anni di contributi; in Svizzera 65 anni e 44 di contributi. Ancora una volta i sindacati sono riusciti a far prevalere l’interesse di una piccola minoranza — i lavoratori vicini alla pensione — sugli interessi generali, in primis dei giovani, i quali dovranno continuare a pagare contributi salati per consentire all’Inps di erogare pensioni a una minoranza di fortunati.

I sindacati hanno «vinto» anche sulla data alla quale si passerà ai 60 anni: il governo chiedeva il 2010. Hanno anche ottenuto che non si rivedessero i parametri che verranno applicati (non oggi, fra dieci anni) a chi andrà in pensione con il metodo contributivo, nonostante la legge Dini imponesse di farlo quest’anno. I dirigenti sindacali avevano l’occasione per dimostrare che non sono una delle tante lobby che difendono i privilegi di pochi fortunati, l’hanno sprecata. È quasi impietoso ricordare alministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ciò che egli scriveva solo pochi anni fa, quando era un membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea: «Deve essere innalzata l’età effettiva di pensionamento … che, nonostante il continuo aumento della speranza di vita, negli ultimi decenni si è ridotta. Attualmente, nell’area dell’euro l’età media effettiva di cessazione dell’attività lavorativa per gli uomini è compresa tra i 58 e i 64 anni; le donne vanno in pensione prima. Di conseguenza, il tempo medio che i pensionati trascorrono in pensione è salito a circa 20 anni, contro i 13 degli anni Sessanta» (Bollettino Bce, aprile 2003). Signor Ministro, Lei ed io apparteniamo ad una generazione di privilegiati, che ancora una volta questa «riforma» ha protetto.

Ma i nostri figli hanno il diritto di sapere perché Lei, in soli quattro anni, ha cambiato così radicalmente idea. Un mese fa a TorinoWalter Veltroni ha detto, citando Vittorio Foa, «la destra è figlia legittima degli interessi egoistici dell’oggi. La sinistra è figlia legittima degli interessi di quelli che non sono ancora nati. Dobbiamo essere conseguenti nell’uso del nostro tempo: dedichiamo almeno un’ora al giorno a discutere se si debba andare in pensione a 57, a 58 o a 60 anni, ma solo qualche secondo a progettare una risposta al fatto che continua ad aumentare il numero dei bambini che vivono in famiglie al di sotto della linea di povertà relativa. C’è un patto fra le generazioni che dobbiamo avere il coraggio di non dimenticare ». Parole sagge. Ma il sindaco di Roma e le schiere di intellettuali, politici, artisti, economisti che firmano appelli a sostegno della sua candidatura alla guida del Partito democratico devono spiegarci che cosa pensano della capitolazione del governo e soprattutto che cosa avrebbero fatto fossero stati al suo posto.Altrimenti la costruzione del Partito democratico continuerà ad essere un esercizio della «vecchia politica »: belle parole per non prendere alcun impegno preciso.

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