Salviamo L’India dalle banche italiane
Di Giovanni Meschino da La Gazzetta degli Aurunci
Dopo la Cina, per l’Italia scocca l’ora dell’India: il secondo gigante asiatico, con oltre un miliardo di abitanti e una crescita che, nel 2007, potrebbe arrivare ad un 9,2% del P.I.L. (alle spalle della Cina, 10,7%), è entrato nell’obiettivo delle imprese e dei governi occidentali. A due anni dalla missione guidata dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il sistema-imprese Italia torna in India con una mega-missione guidata dal Presidente del Consiglio Romano Prodi (che mentre scrivo è dimissionario).
Nella delegazione di 450 imprenditori non potevano mancare i rappresentanti delle maggiori banche italiane, delle quali Romano Prodi si è sempre manifestato fedele “servitore”.
L’India rappresenta per le imprese italiane un’opportunità di sviluppo e molti sperano che possa diventare anche un partner dei nostri distretti industriali. “Un paese che promette affari e progresso e per questo l’operazione ‘made in Italy’ diventa ambiziosa nella gara competitiva globale”, scrive Il Sole 24 ORE.
L’India è un mercato potenziale che vale quasi 100 miliardi di euro nel settore dei beni di consumo (abbigliamento, alimentare, arredamento, etc.) e l’Italia deve fare di tutto per aumentare la sua quota di mercato. Ma chi proteggerà l’India dal sistema bancario italiano? Un sistema tra i più onerosi dell’Occidente, dove le banche fanno cartello per aumentare i profitti, un sistema che si “controlla” da solo attraverso istituzioni, come la Banca d’Italia, che dovrebbe rappresentare noi cittadini ma è divisa in azioni tra gruppi di banche private! Questo avviene anche per altri organismi creati dalle stesse banche, ai quali i clienti sono costretti a rivolgersi in caso di reclamo.
Facciamo un appello internazionale affinché qualcuno si preoccupi di salvare l’India, finché possibile, dal sistema bancario italiano, per garantire a quest’ultima una crescita continua e costante, come avvenuta fino ad oggi (senza “l’interferenza” di banche italiane).
Per chiudere, devo dichiarare per la prima volta di essere d’accordo con Prodi quando afferma che “dall’India e dalla Cina dipende il futuro dei nostri figli” ma proprio per questo credo sia necessario impedire alle banche italiane di fare in quelle nazioni gli stessi “danni” che hanno fatto qui.
Categoria: costume & società, politica Non ci sono commenti
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