Brunetta e Guzzanti: rivoluzione liberale che non hanno saputo, potuto e voluto fare
Si aspettavano una rivoluzione liberale che non si è ancora realizzata, che l’Italia cambiasse più e meglio…”. E’ quanto si legge in un documento di Renato Brunetta e Paolo Guzzanti: il primo, economista è parlamentare europeo di Forza Italia; l’altro, giornalista e senatore azzurro, è stato presidente della commissione Mitrokhin; si rivolgono ai “delusi”: a coloro, cioè, che sono tentati di disertare le urne perché insoddisfatti a dalla “eccessiva ricerca del compromesso quando non era necessario, dall’estenuante litigiosità interna, da disaffezione e scarsa disponibilità ad ascoltare e a stare tra la gente, dall’aver sottovalutato i segnali di allarme che venivano dalle infelici prove elettorali degli ultimi anni”.
Brunetta e Guzzanti si impegnano a essere interpreti e garanti della loro volontà “di un più deciso impegno a realizzare la rivoluzione liberale”, e lo fanno sul loro onore. E’ un piccolo passo in avanti. Il leader, quando si impegna, lo fa sulla testa dei figli, i quali da tempo evidentemente si saranno specializzati in scongiuri.
Il “tradimento” della rivoluzione liberale è stato il tasto in cui ha picchiato a “Ballarò” la leader della Rosa nel Pugno Emma Bonino in polemica con Berlusconi, e a quelle precise contestazioni, il presidente del Consiglio ha potuto solo balbettare. Ora l’appello di Brunetta e Guzzanti, con toni indubbiamente sfumati e felpati, ma la cui sostanza è comunque rivelatrice di uno stato d’animo diffuso. Un appello, annota un osservatore spassionato come Oscar Giannino, che “coglie uno dei punti salienti non dell’attuale confronto elettorale, ma di tutti questi ultimi anni”. Giannino è pessimista: iniziativa lodevole, la definisce, ma tardiva e indipendentemente dalla volontà dei due promotori.
Al di là di tutto, resta da capire una cosa: nella legislatura che ci lasciamo alle spalle il governo poteva contare su una maggioranza di oltre cento deputati e cinquanta senatori. Situazione difficilmente ripetibile nella prossima legislatura. Che cosa garantirà che si possa fare “domani” quello che non si è potuto o saputo fare “ieri”? Brunetta e Guzzanti non lo spiegano. Semplicemente perché non lo possono spiegare.
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