di Guido Fusco da Il Riformista di marzo 2006

Caro direttore,
nel suo diario elettorale Antonio Polito, si pone il dubbio se tra i suoi doveri di candidato della margherita in Campania ci sia anche quello di parlar bene della Iervolino. Polito dice che << (…) è una persona perbene, onesta ed ha un senso delle istituzioni>>, come non concordare con lui. Dopo nella sua disamina afferma che l’illegalità diffusa fa di Napoli una città sofferente, stando ben attento ad non usare però il termine decadente per non infuriare la Iervolino. Ma con questo non si fa chiarezza di ciò che è veramente diventata Napoli. La città ormai vive un profondo malessere e la causa principale, parafrasando Biagio De Giovanni, è che circola poca “aria” nel sistema politico cittadino. Un partito di maggioranza relativa che si mostra sempre più oligarchico e conseguenzialmente autoreferenziale, ingessa qualsiasi dibattito interno. Dunque azzardi Polito a definire Napoli non solo sofferente ma anche decadente, o questa sua reticenza rientra nel suo senso di lealtà e prevale sulla sua indipendenza?

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