Bassolino e la solitudine dei Riformisti Campani

di Guido Fusco da Le nuove ragioni del Socialismo di marzo 2006
Caro direttore,
<< la corda del riformismo non è stata mai così tesa>>. Inizia così l’editoriale di sabato 18 febbraio di Marco Demarco sul Corriere del Mezzogiorno per indicare una sorta di << inabissamento dei riformisti>> campani a vantaggio della margherita. A comprovare tale tesi è stato Riccardo Villari, che sullo stesso giornale pochi giorni prima, aveva lanciato il suo grido “basta con i riformisti della domenica” rivolgendosi ai bassoliniani in merito alle ultime vicende napoletane (privatizzazione dell’acqua, lavoratori socialmente utili). Non Le nascondo che trovo nuovo il fatto che i Riformisti napoletani vadano individuati tra le file bassoliniane, ma cosa ancora più inattesa è l’autoinvestitura di Villari a Riformista a denominazione di origine controllata.
Tralasciando l’uso del riformistometro, vorrei soffermarmi sulla tesi di Demarco. Quest’ultimo afferma che la Campania sta diventando un laboratorio unico in Italia per la Margherita: vedi i contatti di De Mita con numerosi intellettuali, e la candidatura di << Antonio Polito al Senato (…) che potrebbe essere l’anello di congiunzione tra lo sperimentalismo di Rutelli e il classicismo di De Mita>>. Fermo restando, che mi basta la posata ed efficace motivazione dello stesso Polito sul Riformista in merito alla sua candidatura, credo però che Demarco, attento analista della politica campana, lascia a mezzo la sua pur interessante tesi, omettendo di soffermarsi su un’oggettiva condizione. La situazione politica napoletana tra le fila dei Democratici di Sinistra è ben altra. La pantagruelica maggioranza bassoliniana ingessa non solo il dibattito interno – basti vedere l’ultimo congresso a Napoli ( vedi mio intervento sul numero 27 delle Nuove Ragione del Socialismo ) – ma soprattutto l’azione politica. Dietro tutto ciò vive una minoranza fatta dai Ranieri, D’Alò, Russo, Lepore e altri compagni, ai quali si può rimproverare solo la solitudine dei riformisti. Ecco che mi sembra ingeneroso da parte di Demarco mandare a lezione di Bernstein i suddetti.
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