Archivio di: Marzo, 2006

Se Napoli è in decadenza, non la salveranno lealtà o reticenza

di Guido Fusco da Il Riformista di marzo 2006

Caro direttore,
nel suo diario elettorale Antonio Polito, si pone il dubbio se tra i suoi doveri di candidato della margherita in Campania ci sia anche quello di parlar bene della Iervolino. Polito dice che << (…) è una persona perbene, onesta ed ha un senso delle istituzioni>>, come non concordare con lui. Dopo nella sua disamina afferma che l’illegalità diffusa fa di Napoli una città sofferente, stando ben attento ad non usare però il termine decadente per non infuriare la Iervolino. Ma con questo non si fa chiarezza di ciò che è veramente diventata Napoli. La città ormai vive un profondo malessere e la causa principale, parafrasando Biagio De Giovanni, è che circola poca “aria” nel sistema politico cittadino. Un partito di maggioranza relativa che si mostra sempre più oligarchico e conseguenzialmente autoreferenziale, ingessa qualsiasi dibattito interno. Dunque azzardi Polito a definire Napoli non solo sofferente ma anche decadente, o questa sua reticenza rientra nel suo senso di lealtà e prevale sulla sua indipendenza?

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Bassolino e la solitudine dei Riformisti Campani

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di Guido Fusco da Le nuove ragioni del Socialismo di marzo 2006

Caro direttore,

<< la corda del riformismo non è stata mai così tesa>>. Inizia così l’editoriale di sabato 18 febbraio di Marco Demarco sul Corriere del Mezzogiorno per indicare una sorta di << inabissamento dei riformisti>> campani a vantaggio della margherita. A comprovare tale tesi è stato Riccardo Villari, che sullo stesso giornale pochi giorni prima, aveva lanciato il suo grido “basta con i riformisti della domenica” rivolgendosi ai bassoliniani in merito alle ultime vicende napoletane (privatizzazione dell’acqua, lavoratori socialmente utili). Non Le nascondo che trovo nuovo il fatto che i Riformisti napoletani vadano individuati tra le file bassoliniane, ma cosa ancora più inattesa è l’autoinvestitura di Villari a Riformista a denominazione di origine controllata.
Tralasciando l’uso del riformistometro, vorrei soffermarmi sulla tesi di Demarco. Quest’ultimo afferma che la Campania sta diventando un laboratorio unico in Italia per la Margherita: vedi i contatti di De Mita con numerosi intellettuali, e la candidatura di << Antonio Polito al Senato (…) che potrebbe essere l’anello di congiunzione tra lo sperimentalismo di Rutelli e il classicismo di De Mita>>. Fermo restando, che mi basta la posata ed efficace motivazione dello stesso Polito sul Riformista in merito alla sua candidatura, credo però che Demarco, attento analista della politica campana, lascia a mezzo la sua pur interessante tesi, omettendo di soffermarsi su un’oggettiva condizione. La situazione politica napoletana tra le fila dei Democratici di Sinistra è ben altra. La pantagruelica maggioranza bassoliniana ingessa non solo il dibattito interno – basti vedere l’ultimo congresso a Napoli ( vedi mio intervento sul numero 27 delle Nuove Ragione del Socialismo ) – ma soprattutto l’azione politica. Dietro tutto ciò vive una minoranza fatta dai Ranieri, D’Alò, Russo, Lepore e altri compagni, ai quali si può rimproverare solo la solitudine dei riformisti. Ecco che mi sembra ingeneroso da parte di Demarco mandare a lezione di Bernstein i suddetti.

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