di Guido Fusco da Il Riformista di febbraio 2004

Caro direttore,

anche nella neonata lista riformista si sente parlare di percentuali destinate alle donne in competizioni elettorali e congressuali. Si è ormai constatato che le quote-panda potrebbero non risolvere il problema nel lungo termine, ma costituire solo un rimedio immediato.
In Danimarca, dove le quote erano state fissate negli anni ’80 al 40 per cento,la presenza femminile era effettivamente aumentatain proporzione, ma quando le quote sono state rimosse, nel 1996, la percentuale è crollata.(…) Acquistare seggi e poltrone ex lege significa ottenerli senza dovervi impiegare energie, senza dedicarvi tempo e denaro, risorse fisiche e psicologiche, senza correre rischi. L’espediente delle quote fissate per legge serve appunto ad azzerare il protagonismo politico delle donne e a inserirle nell’organizzazione in posizione subordinata.Se si accetta di ridurr la differenza sessuale a un calcolo matematico, si indebolisce la possibilità di mantenere aperto un conflitto che è politico.

Se è vero il pensiero di Oscar Wilde che «la crescente influenza delle donne è l’unica cosa rassicurante nella nostra vitapolitica», non riduciamo tutto alla riserva della foca monaca.

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